Il famoso architetto newyorchese, che era al
corrente delle dichiarazioni di Alemanno, si è detto
comunque «stupito» dalle parole del sindaco appena eletto,
chiedendosi in particolare «perché rilanciare ora la
controversia».
«No so quello che significano queste
parole — ha aggiunto Meier — non ho mai incontrato il nuovo
sindaco, non so chi sia. Sarei felice di discuterne con
lui, mi può chiamare a qualsiasi momento. Sono sempre
disponibile». L'architetto ha lasciato intendere che
sarebbe pronto a spostarsi a Roma, se necessario.
Secondo Meier, l'Ara Pacis è diventata a Roma «la terza
destinazione turistica più popolare dopo San Pietro ed il
Colosseo. È un fatto molto significativo: è diventata una
grande attrazione».
«Non dimentichiamoci — ha concluso
Meier — che la vicenda non riguarda soltanto me, ma anche
le migliaia di persone che ci hanno aiutato a costruire una
nuova struttura per l'Ara Pacis».
Richard Meier, nato a
Newark, nel New Jersey, nel 1934, è considerato uno dei
maggiori architetti americani viventi. La più famosa delle
sue opere è il Getty Center di Brentwood, a Los Angeles, un
museo concepito sul modello di un villaggio medievale
italiano, che si raggiunge con un trenino automatico. La
sua ultima opera italiana è il nuovo centro per la ricerca
della Italcementi a Bergamo. A Roma, oltre ad essere
l'autore della controversa teca per l'Ara Pacis, Meier ha
costruito la chiesa del Giubileo, a Tor Tre Teste,
considerata una delle più belle chiese contemporanee, e che
nessuno ha contestato.
Sulla teca dell'Ara Pacis si è
scatenata fin dall'inizio una guerra di opinioni.
Nell'infuriare delle polemiche, del progetto si era
occupata anche la Corte dei conti, per una denuncia
presentata dall'Aduc. La magistratura contabile aveva dato
ragione al Comune di Roma sulla correttezza della procedura
utilizzata, ma l'inchiesta era stato uno dei motivi,
insieme ai sondaggi archeologici, che aveva dilatato in 10
anni i tempi della realizzazione. In realtà la teca,
«bellissima» per Francesco Rutelli, che da sindaco l'aveva
commissionata all'architetto americano, aveva ricevuto
varie stroncature. L'apice con Vittorio Sgarbi, storico
avversario del progetto, che l'aveva definita «un cesso
inverecondo firmato da un architetto incapace». Poi aveva
minacciato scioperi della fame, bruciato il plastico
dell'opera, invitato gli studenti di architettura «a
metterci una bomba».
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01/05/2008