I romani lo fermano. I turisti venuti dal resto
d'Italia lo fermano. Anche le forze dell'ordine:
carabinieri e polizziotti in divisa lo avvicinano per
stringergli la mano. Una signora allunga il passo. «Posso
farla parlare con mia zia? - chiede col telefonino in mano
- È siciliana e voleva salutarla». «Siciliana?». «Sì,
siciliana».
Umberto Bossi non si tira indietro con
nessuno. Anzi, sembra divertito. Qualcuno lo abbraccia
pure, raccontandogli i problemi della città. La passeggiata
in centro finisce a piazza Navona, quando gli alunni di una
classe di Varese chiedono una foto al leader della Lega.
Scattano un flash, poi un altro e un altro ancora. Il
professore che assiste alla scena dopo un po' si fa avanti:
«Lei ha fatto le foto con tutti. Ma con me no?». E via di
nuovo con le foto ricordo.
Certo, il Senatur non è uno
che perde occasione per sottolineare la sua appartenenza al
Nord. Tanto che lui e gli altri 59 deputati non si spellano
di certo le mani per gli applausi quando Fini, nel discorso
d'insediamento alla Camera, cita la bandiera tricolore.
Perché «l'Italia ha il tricolore, la Padania ha la sua
bandiera bianco-verde». Ma ai capitolini Bossi piace
«perché è uno concreto». Ieri ha presentato la prima
proposta di legge alla Camera - dove la carica di
capogruppo sarà affidata a Roberto Cota - sul federalismo
fiscale. Insomma, le sparate di Bossi sembrano far paura ai
giornali, ai romani un po' meno.
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01/05/2008