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Pd, Veltroni per ora salva il posto

Se fosse una partita di calcio si potrebbe dire che Walter Veltroni ha accorciato le distanze. Costretto a difendersi dagli attacchi dei suoi detrattori dopo la duplice sconfitta politiche-comunali, il segretario è riuscito a rompere l'assedio. La sua, però, non è certo una vittoria, piuttosto una boccata d'ossigeno.


Già perché l'impressione è che Veltroni abbia solo rinviato l'inevitabile regolamento di conti e che, d'ora in avanti, i big del partito si divertiranno a cuocerlo a «fuoco lento». La minaccia di anticipare il congresso è servita a guadagnare un po' di tempo e, soprattutto, a fermare la battaglia in atto sulla nomina dei capigruppo.
Ma quello che oggi appare un successo, domani gli si potrebbe ritorcere contro. L'ipotesi di un congresso anticipato ha spiazzato tutti anche perché, ad oggi, la fronda interna non ha una reale alternativa da proporre. Inoltre il Pd è ancora una partito «liquido», non ci sono tessere e chi fa politica da tempo sa che non ci si può contare se non ci sono numeri che permettano di misurare i rapporti di forza.
Così Massimo D'Alema (che ha incontrato Beppe Fioroni e Enrico Letta) fa di tutto per spiegare che «non c'è alcun anticipo del congresso» e che «non servono confuse rese dei conti e confronti tra diverse linee politiche, ma una discussione seria che non riguardi solo il gruppo dirigente ma coinvolga il territorio».
E mentre Piero Fassino spiega, intervistato dall'Espresso, che il segretario non si tocca, Fioroni sottolinea che «i congressi sono una cosa molto importante ma possono essere utili o un inutile alibi». A difendere l'idea di un congresso anticipato resta quindi solo Arturo Parisi che suggerisce a Veltroni di ripropporre l'idea nel coordinamento del Pd.
Ma l'aver fiaccato il fronte degli oppositori potrebbe non bastare a Veltroni, visto che i nodi da sciogliere sono ancora molti. A cominciare dalla nomina dei vicepresidenti di Camera e Senato. Per Montecitorio circolano i nomi di Rosy Bindi e Piero Fassino, mentre a Palazzo Madama si parla di Vannino Chiti e Francesco Rutelli. Ma Parisi ha già detto di giudicare sbagliate candidature fatte in base all'appartenenza. Senza contare che, sul tema, farà sentire la propria voce anche l'Idv di Antonio Di Pietro. Insomma si annuncia burrasca.
C'è poi da sottolineare il fatto che, Antonello Soro è sì stato confermato nel ruolo di capogruppo alla Camera, ma su 208 voti disponibili ne ha ottenuti solo 160 (tre assenti). Dei restanti, 10 sono andati a Pierluigi Bersani, 35 sono state le schede bianche e tre gli astenuti. Un segnale di dissenso da non sottovalutare.
Per ora comunque Veltroni va avanti. Il segretario ha stretto l'accordo con i Radicali che entreranno con una propria delegazione nel gruppo del Pd e, soprattutto, ha intenzione di consultare il resto del partito sul congresso. Lunedì il leader lo riproporrà nella riunione con i segretari regionali, convocata in mattinata come prima tappa di riflessione.
Dopo la riunione dei segretari regionali, lunedì 12 maggio è stato convocato il coordinamento nazionale, l'organismo di 150 membri che comprende anche gli amministratori locali di primo piano, come Massimo Cacciari, Sergio Chiamparino e Sergio Cofferati. Oltre che una riflessione sul voto, il coordinamento sarà l'occasione per la definizione del «governo ombra».
Sempre a maggio, in una data ancora da stabilire, si svolgerà l'Assemblea Costituente, chiamata anche ad eleggere il nuovo presidente del Pd dopo le dimissioni di Romano Prodi e, probabilmente, a rivedere gli organismi interni. La battaglia, insomma, è appena iniziata.

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01/05/2008










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