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Gli italiani hanno ancora in mente una frase-simbolo che ...

Gli italiani hanno ancora in mente una frase-simbolo che campeggiava l'altra sera a «Porta a Porta»: Terza repubblica. Emblematica di un passaggio storico. Siamo forse entrati in una fase nuova e per ora ci sono tutti gli elementi per sperare.

Gli italiani hanno dato al centro-destra i numeri per governare; hanno sdoganato «post» ed «ex», dimostrando di essere più maturi di molti loro rappresentanti. E, con il loro consenso, hanno contribuito a disegnare un Parlamento moderno, europeo, semplificato, basato su «partiti-progetto» (il Pdl e il Pd) e non più su piccoli «partiti ideologici».
Terza Repubblica anche nella nuova aria che sta respirando in Parlamento appena inaugurato, in questi delicati giorni di incarichi. Un diverso stile nel linguaggio e nel dialogo che sembra prevalere tra le forze politiche. I perdenti che si congratulano con i vincenti; la maggioranza che esprime i propri uomini e l'opposizione che non fa le barricate, non contrappone altri nomi, abbandonando quel clima di scontro che non ha più motivo di essere.
È la nascita, probabilmente, di un diverso modo di concepire la res-publica, il bene comune, premessa indispensabile per quei valori condivisi che sia i cittadini sia le istituzioni dal 1946 in poi, non hanno mai pienamente trovato. Per le sterili divisioni e dicotomie ottocentesche e novecentesche (fascismo-antifascismo; comunismo-anticomunismo, laici-cattolici; statalisti-liberisti etc) che andavano superate da tempo.
Questo è il senso di una nuova patria, di una nuova identità collettiva, di cui si sono colte importanti tracce nel discorso, in occasione del 25 aprile, pronunciato dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano (l'attualizzazione della Resistenza e la bocciatura dell'ideologia a senso unico della storia) e nel discorso di ieri del neo-presidente della Camera, Gianfranco Fini, il quale ha confermato l'obiettivo costituente della legislatura ai bordi di partenza e le riforme dello Stato che non potranno più essere rimandate: esecutivo forte, piena rappresentatività del Parlamento, federalismo solidale e fine del bicameralismo perfetto. Regole che andranno, appunto, scritte collegialmente. Non a caso Napolitano e Fini hanno sottolineato il significato del 25 aprile e del primo maggio: libertà e lavoro. Valori costituenti della Terza Repubblica che ci farà uscire finalmente dall'Italia-provvisoria e dagli eterni tempi supplementari della prima.
Come se non bastasse, il neo-sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha promesso una sorta di «commissione Attalì», formata da saggi bipartisan per ripensare la Capitale.
Speranze, possibilità, elementi che non possono essere disattesi. Il contraccolpo sarebbe fatale. Se dopo questa luna di miele torneranno le vecchie logiche, dalla Terza Repubblica passeremo inevitabilmente alla Repubblica delle Banane. Siamo purtroppo abituati alle delusioni, come alle bicamerali inutili. La nuova classe dirigente italiana questa volta non può permettersi di sbagliare, ha la responsabilità delle riforme e della governabilità. Diversamente ci penserà l'antipolitica a sommergere tutto e…tutti.

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01/05/2008










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