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«Nessuna resa dei conti nel Pd», giura Veltroni. «La mia ...

«Nessuna resa dei conti nel Pd», giura Veltroni. «La mia leadership francamente non è in discussione». Però, ammette il segretario, serve un confronto interno, e allora spunta, nel mattino che segue il «giorno nero» del ballottaggio su Roma, l'idea di un congresso anticipato di un anno, da proporsi al 14 ottobre 2008, nella data simbolo delle primarie.


L'idea di Veltroni (che ha anche trovato il modo di sottolineare che «con questa maggioranza non c'è dialogo, io avrei concesso la presidenza di una camera all'opposizione») è stata avanzata nella riunione pomeridiana del «caminetto» di Montecitorio: la strategia era di spiazzare le correnti interne che potrebbero organizzarsi, nel 2009, per una candidatura di vertice alternativa. Ma la mossa veltroniana non ha pagato. «Il congresso anticipato? Vedremo...», ha concesso il segretario al termine del summit. Il via libera è arrivato solo da Parisi, Letta e Bettini. Fumata nera dagli altri. Tanto che Veltroni è sbottato: «Come volete. Ricordatevi che io l'avevo proposto e se la proposta viene respinta, lo avete voluto voi».
Tra i «malpancisti» che reclamano un confronto approfondito sulla linea politica e sugli assetti interni sono parsi diffidenti soprattutto gli ex-Ppi e Pierluigi Bersani, che hanno visto nella manovra più un escamotage per incassare a breve una «fiducia» in bianco, piuttosto che la volontà di correggere l'impostazione della leadership esercitata finora. Anche Rutelli ha guadagnato in anticipo l'uscita dal «caminetto» visibilmente perplesso, contribuendo ad alimentare le voci di un dibattito aspro. Se ne riparlerà lunedì, alla prossima riunione del coordinamento regionale del partito.
«Abbiamo deciso - ha detto Veltroni - di avviare una discussione nel partito in profondità, non solo limitata alle classe dirigenti ma anche ai circoli. Le forme della discussione - ha spiegato l'ex-sindaco di Roma - saranno valutate, il congresso potrà tenersi alla data prevista per lo Statuto oppure in un'altra data. Ma ci sono varie forme per fare una discussione collettiva oltre al congresso».
Ed è su questo punto che sembra dover svilupparsi il dibattito delle prossime settimane che rappresenterà una reale contrapposizione tra punti di vista e prospettive diversi. Le componenti interessate a una revisione della strategia politica veltroniana stanno ragionando sul modo migliore per raggiungere il proprio obiettivo. In quest'ottica, gli ex-popolari, Bersani e D'Alema appaiono cauti sull'ipotesi di un congresso autunnale, al quale si arrivi senza un'adeguata consultazione della base. I più chiari sono stati, sul fronte ex-Ppi, Marini e Fioroni. Per il primo «un congresso anticipato sarebbe avventato». A Fioroni, «non pare proprio» che ci sarà un congresso prima del 2009. Cautela anche da Bersani: «Adesso sentiamo i regionali», e da Rosi Bindi: «Non c'è bisogno di un congresso per discutere, ma di fare quello che fanno normalmente i partiti». Ironico e tagliente D'Alema: «Sul congresso io sono stato cauto. Altri non lo sono stati affatto, chiedete a loro».
Ammonisce invece Fassino: «Ora serve una riflessione seria, vera, non autoconsolatoria nè giudicatrice, su un voto che ha rappresentato un terremoto per il sistema politico italiano».

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30/04/2008










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