L'idea di Veltroni (che ha anche trovato il
modo di sottolineare che «con questa maggioranza non c'è
dialogo, io avrei concesso la presidenza di una camera
all'opposizione») è stata avanzata nella riunione
pomeridiana del «caminetto» di Montecitorio: la strategia
era di spiazzare le correnti interne che potrebbero
organizzarsi, nel 2009, per una candidatura di vertice
alternativa. Ma la mossa veltroniana non ha pagato. «Il
congresso anticipato? Vedremo...», ha concesso il
segretario al termine del summit. Il via libera è arrivato
solo da Parisi, Letta e Bettini. Fumata nera dagli altri.
Tanto che Veltroni è sbottato: «Come volete. Ricordatevi
che io l'avevo proposto e se la proposta viene respinta, lo
avete voluto voi».
Tra i «malpancisti» che reclamano un
confronto approfondito sulla linea politica e sugli assetti
interni sono parsi diffidenti soprattutto gli ex-Ppi e
Pierluigi Bersani, che hanno visto nella manovra più un
escamotage per incassare a breve una «fiducia» in bianco,
piuttosto che la volontà di correggere l'impostazione della
leadership esercitata finora. Anche Rutelli ha guadagnato
in anticipo l'uscita dal «caminetto» visibilmente
perplesso, contribuendo ad alimentare le voci di un
dibattito aspro. Se ne riparlerà lunedì, alla prossima
riunione del coordinamento regionale del partito.
«Abbiamo deciso - ha detto Veltroni - di avviare una
discussione nel partito in profondità, non solo limitata
alle classe dirigenti ma anche ai circoli. Le forme della
discussione - ha spiegato l'ex-sindaco di Roma - saranno
valutate, il congresso potrà tenersi alla data prevista per
lo Statuto oppure in un'altra data. Ma ci sono varie forme
per fare una discussione collettiva oltre al congresso».
Ed è su questo punto che sembra dover svilupparsi il
dibattito delle prossime settimane che rappresenterà una
reale contrapposizione tra punti di vista e prospettive
diversi. Le componenti interessate a una revisione della
strategia politica veltroniana stanno ragionando sul modo
migliore per raggiungere il proprio obiettivo. In
quest'ottica, gli ex-popolari, Bersani e D'Alema appaiono
cauti sull'ipotesi di un congresso autunnale, al quale si
arrivi senza un'adeguata consultazione della base. I più
chiari sono stati, sul fronte ex-Ppi, Marini e Fioroni. Per
il primo «un congresso anticipato sarebbe avventato». A
Fioroni, «non pare proprio» che ci sarà un congresso prima
del 2009. Cautela anche da Bersani: «Adesso sentiamo i
regionali», e da Rosi Bindi: «Non c'è bisogno di un
congresso per discutere, ma di fare quello che fanno
normalmente i partiti». Ironico e tagliente D'Alema: «Sul
congresso io sono stato cauto. Altri non lo sono stati
affatto, chiedete a loro».
Ammonisce invece Fassino:
«Ora serve una riflessione seria, vera, non
autoconsolatoria nè giudicatrice, su un voto che ha
rappresentato un terremoto per il sistema politico
italiano».
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30/04/2008