È un
impegno che ho assunto nel «Patto con Roma», firmato da me,
da Gianfranco Fini, da Gianni Alemanno e da Alfredo
Antoniozzi. Il primo punto di questo Patto è la
realizzazione di una legge nazionale e di una riforma
costituzionale per la creazione del «Distretto Federale di
Roma», che dovrà assumere le competenze di Provincia e
Comune con poteri legislativi straordinari. La nuova
istituzione del distretto di Roma Capitale beneficerà della
riforma del federalismo fiscale. Le ricadute saranno
positive per tutti i cittadini del futuro Distretto
Federale di Roma. Al secondo punto del Patto si prevede che
allo statuto comunale sarà aggiunto un titolo specifico
dedicato alla tutela dei contribuenti (cittadini e
imprese), con l'obbligo di ripristinare un rapporto equo
tra la pressione fiscale, che l'amministrazione di sinistra
ha portato a 655 euro pro capite, e la qualità dei servizi
erogati».
Lo scontro tra i candidati si è concentrato
sul tema della sicurezza. Quali sono le misure più urgenti
e come potrà collaborare il nuovo governo?
«Gli episodi
più recenti di criminalità, dall'omicidio della signora
Reggiani in novembre fino all'accoltellamento della
studentessa africana della scorsa settimana, hanno messo a
nudo le lacune della sinistra nel governo della Capitale.
In entrambi i casi, le violenze sulle donne sono avvenute
nei pressi di stazioni degradate, senza illuminazione e
senza vigilanza. Ciò significa che, al di là degli annunci
roboanti, in 15 anni prima Rutelli e poi Veltroni non hanno
fatto nulla per rendere sicure le periferie. La scarsa
attenzione posta finora alla sicurezza è tanto più odiosa
se si considera che questo disagio colpisce soprattutto le
fasce più deboli e più povere della popolazione,
soprattutto le donne e gli anziani. Il nostro governo
interverrà subito, in appoggio al Comune, per assicurare un
maggiore controllo del territorio per contrastare la
criminalità, i furti, i borseggi, la prostituzione, lo
spaccio di droga. Questi reati sono commessi per lo più da
immigrati irregolari. Per questo potenzieremo la polizia di
prossimità, il poliziotto e il carabiniere di quartiere. Di
più. A Roma ci sono 20 mila immigrati irregolari che vanno
rispediti a casa loro: nei loro confronti applicheremo in
modo severo la legge Bossi-Fini, che non ammette la
presenza di immigrati senza permesso e senza lavoro
regolare».
Qual è la sua valutazione del «modello
Roma»?
«Il "modello Roma", di cui si vantano Rutelli e
Veltroni, è in realtà un "disastro Roma". Come si fa a
indicare come modello una città dove ci sono 37 mila
famiglie senza casa, 50 mila bambini nella fascia fino a
tre anni senza asilo nido, 30 mila anziani over 65 privi di
un servizio di assistenza, 9 mila disperati che vivono
nelle baraccopoli lungo il Tevere? Come ci si può vantare,
come fanno il candidato del Pd e della sinistra
antagonista, di avere speso 3,7 milioni per i campi nomadi,
contro appena 5 milioni impegnati nel 2006 dalla Regione
per l'emergenza abitativa dei romani? E che dire delle
imposte locali, aumentate da 412 a 655 euro per abitante,
con una politica del «tassa e spendi» che ha portato a 9
miliardi il debito del Comune? A conforto delle clientele,
sono aumentate le poltrone nelle decine di aziende
controllate dal Comune, ma è peggiorata la raccolta dei
rifiuti, il traffico urbano è sempre nel caos e i
chilometri di metropolitana sono rimasti sempre gli stessi:
appena 36,6. Rutelli, Veltroni e la sinistra hanno cercato
il colpo di immagine con la Festa del cinema, ma si tratta
di una quinta di cartapesta e di lustrini, tirata su ad
arte per nascondere il degrado della città e per compiacere
le voglie di apparire del sindaco».
Lei adora Milano ma
vive e lavora a Roma da alcuni anni. In cuor suo, cosa le
piace della città? E cosa cambierebbe?
«Roma è una
città meravigliosa, con un patrimonio di bellezze
artistiche e archeologiche d'inestimabile valore, che
dobbiamo promuovere agli occhi del mondo intero. Roma è la
città delle città, l'urbs urbium, centro della cristianità
e cuore della nostra civiltà occidentale, per questo è un
patrimonio di tutti. Le cose da cambiare sono moltissime,
sia in centro che nelle periferie. Il nostro primo impegno
sarà un piano per la lotta al degrado urbano che ha
assunto, in questi ultimi due anni, una dimensione
impressionante, con marciapiedi sconnessi, fontane piene di
rifiuti, anche in centro storico, strade piene di buche,
ville storiche con discariche a cielo aperto, interi
quartieri abbandonati, privi di infrastrutture e della
necessaria illuminazione pubblica. Tutto questo è
inaccettabile per una Capitale europea e noi cercheremo di
porvi rimedio subito. Una città degradata è anche una città
insicura, dove dilaga la criminalità di strada, la forma
più odiosa di illegalità perché colpisce le persone più
indifese. Saranno necessari finanziamenti adeguati, che
riusciremo a individuare attraverso un taglio radicale
degli sprechi e dei privilegi che in questi ultimi 20 anni
di governo delle sinistre a Roma hanno alimentato un
sistema di potere oppressivo che finalmente sta per
crollare».
Da quando è sceso in campo nella politica,
il centrosinistra ha sempre vinto la corsa al Campidoglio.
Cosa Le fa credere che questa volta il risultato sarà
diverso?
«Sento che tra i romani la delusione per la
sinistra è fortissima. Tanti annunci, zero fatti. Quando
era sindaco, Rutelli aveva promesso l'entrata in funzione
della linea C della metropolitana per il 2004. Veltroni,
appena insediato, ha fatto altrettanto. Ma il primo
cantiere di questa linea si è aperto solo pochi mesi fa
grazie al fatto che il mio precedente governo ha messo in
pratica la politica delle Grandi opere e ha finanziato la
linea C della metropolitana di Roma per l'82 per cento.
Questa è la differenza tra la politica degli annunci, di
cui la sinistra è specialista, e quella dei fatti. Anche la
promessa che Rutelli ha propagandato i giorni scorsi sulla
lotta al caro mutui, con fondi stanziati dal Comune di
Roma, è un inganno. I mutui delle banche vanno ridotti, non
alimentati con i soldi pubblici del Comune di Roma. Noi
siamo andati alla radice del problema e abbiamo proposto
qualcosa di diverso e di più concreto. Accanto
all'immediata abolizione dell'Ici abbiamo previsto la
riduzione del costo dei mutui bancari delle famiglie,
rendendo conveniente anche per le banche la
ristrutturazione del mutuo. È una proposta del ministro
Tremonti per risolvere in tempi rapidi, accanto alla
cosiddetta emergenza abitativa che sta colpendo le fasce
più deboli della società, l'emergenza mutui che ha
coinvolto molte famiglie del ceto medio».
Ritiene
fondati i timori del centrosinistra per l'atteggiamento
della Lega nei confronti di Roma?
«A quelli che
demonizzano la Lega, ricordo che di quel governo che ha
finanziato la linea C faceva parte anche Bossi e che i suoi
ministri hanno votato compatti per il bene di Roma».
Al
ballottaggio Francesco Storace le porterà nuovi voti. Le fa
piacere?
«Gianni Alemanno e Alfredo Antoniozzi hanno
scelto di non fare apparentamenti per i ballottaggi ma, al
tempo stesso, hanno espresso un preciso programma in
materia di sicurezza, immigrazione, emergenza abitativa,
pressione fiscale e qualità dei servizi. Gli elettori di
Storace, come quelli dell'Udc, al pari degli altri, essendo
liberi cittadini, sono certamente in grado di valutare chi
è meglio votare per il bene della loro città e della
Provincia. Se voteranno Alemanno e Antoniozzi sarà una
manifestazione di libertà. Dove sta il problema?»
Un
buon motivo per non votare Francesco Rutelli.
«È stato
ed è ancora per pochi giorni il vicepremier di Romano
Prodi, il numero due di un governo che ha messo in
ginocchio l'Italia con 110 nuove imposte in appena due
anni. Ecco, il vice di Prodi che, dopo la sconfitta alle
politiche, cerca rifugio in Campidoglio come se fosse un
albergo per politici falliti. Penso che sia veramente
troppo per tutti i romani, non solo per i liberali e i
moderati che si riconoscono nel Popolo della libertà, ma
per tutti i cittadini romani».
Grandi opere. Quali
sono i tempi di realizzazione dei progetti avviati nel
2001-2006? Quali saranno gli ulteriori investimenti per le
infrastrutture?
«Il piano delle Grandi opere era
decennale. Ora, dopo l'interruzione di due anni causata
dall'infausta parentesi del governo Prodi, dovremo
riannodare i fili, ritrovare i finanziamenti adeguati e
ripartire con le infrastrutture più urgenti per ammodernare
il Paese. Dalla Tav al Ponte sullo Stretto. A Roma non
faremo mancare i mezzi necessari per le infrastrutture
programmate come la terza corsia sul Raccordo anulare, che
proprio il mio governo aveva sbloccato e che ormai è vicino
al definitivo completamento. Ripartiremo anche con la
realizzazione dell'autostrada Roma Latina che la Giunta di
sinistra della Regione Lazio, per i veti incrociati della
sinistra radicale e ambientalista, non è riuscita a portare
avanti, nonostante il fatto che la vecchia via Pontina sia
considerata la strada più pericolosa d'Italia».
Quali
riforme si possono fare con l'opposizione? Ci saranno
aperture da parte di Veltroni?
«Dobbiamo ridisegnare
l'architettura istituzionale per dare al presidente del
Consiglio gli stessi poteri dei suoi colleghi esteri, per
semplificare e sveltire l'iter delle leggi e ridurre il
costo della politica. È un lavoro che dovremmo fare in modo
bipartisan, con l'obiettivo di sfoltire la casta delle
persone che vivono di politica, di ridurre di metà il
numero dei parlamentari, dei consiglieri regionali e
comunali, di abolire le province e le comunità montane.
Veltroni ha presentato un programma con numerosi punti
simili ai nostri: spero che, per coerenza, voti insieme a
noi quei provvedimenti. Abbiamo di fronte una legislatura
costituente per cambiare l'Italia e farne un Paese
veramente moderno. Mi auguro che anche il Partito
democratico voglia partecipare all'impresa, coerente con i
suoi proclami riformisti. Purtroppo, viste le prime mosse
di Di Pietro in dissonanza con il Pd, temo che nella futura
opposizione possano risvegliarsi i peggiori istinti
dell'antagonismo, dell'antiberlusconismo e del
giustizialismo. E questo non farebbe il bene dell'Italia e
degli italiani».
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26/04/2008