Una sfida «Capitale»
per entrambi. Perdere Roma, dopo quindici anni di governo
ininterrotto, e chiudere così una fase avviata proprio da
Rutelli nel 1993 sarebbe una «Waterloo» ben più grave della
sconfitta nazionale.
Un affronto per gli «ex» sindaci
che insieme hanno dato vita a quel «Modello Roma» che «ha
trasformato radicalmente la città - ricorda Veltroni - e
che oggi deve confermare la sua grande vocazione di città
moderna, aperta, solidale, internazionale. Una città
innamorata di se stessa che si proietta nel futuro e non
torna al passato». Ma a Roma non è legata soltanto la
riscossa del centrosinistra «contro» un governo nazionale
di centrodestra. In ballo anche il destino politico di due
leader. Veltroni da una parte, che pur avendo «perso con
onore» non reggerebbe un affronto così grave come perdere
la città che ha governato per sette anni e che è stata la
vetrina più preziosa per la rimonta nazionale. Per Rutelli
il trauma sarebbe forse ancora più profondo. Due volte
sindaco, è lui la mente e il braccio di quel modello Roma
che ha dato poi i suoi frutti migliori sotto la giunta
Veltroni. La posta in gioco, insomma, è alta. Lo hanno ben
compreso Veltroni e Rutelli che dopo una campagna
elettorale vissuta a distanza, si ritrovano insieme al
«condominio» di via Orvieto 25. Un cortile di palazzi
popolari della Società cooperative case tranvieri, «dove
non c'è neanche una scritta sui muri», fa notare Rutelli.
Il clima è quello di una grande famiglia, dove tutti si
conoscono (sono circa 500), ascoltano e commentano
praticamente all'unisono i discorsi dei due leader. Così,
quando Rutelli chiede «una mobilitazione porta a porta,
ufficio per ufficio, negozio per negozio per conquistare i
voti degli indecisi e riportare tutti a votare. È una
battaglia difficile - riconosce Rutelli - Ora siamo tutti
uniti per dire no al rischio dello strapotere della destra
in questo Paese», c'è chi da dietro scuote la testa e
ripete: «Nu' je se po' dà pure Roma, nun je se po' dà». E
ancora, quando Veltroni ricorda come i viaggi di
solidarietà in Africa e quelli della memoria ad Auschwitz
siano stati definiti da esponenti della destra «turismo
sociale» e «che probabilmente non si faranno più», c'è più
di una voce che, accorata, commenta: «Mamma mia, per
carità, per carità». Applausi a pioggia poi agli affondi
verso l'avversario. «Le prime due proposte di Alemanno -
ricorda Rutelli - sono state quelle di fare un Casinò e di
realizzare un secondo grande raccordo anulare che
distruggerebbe nove riserve naturali» e ancora Veltroni:
«Dio ci scampi dal tornare alla Roma di prima del 1993».
L'appello ieri, esteso anche al voto per Nicola Zingaretti
alla Provincia, non è stato per convincere i presenti
quanto per spingerli alla mobilità. «C'è un lungo ponte -
scherza Rutelli - se conoscete qualcuno che magari si è
prenotato un viaggetto, convincetelo che è più importante
scegliere come sarà il governo della città per i prossimi
cinque anni, che 48 ore in cui ci si distrae». Fuori dal
cortile il mercato di via Orvieto dove molti cittadini
aspettano, applaudono, stringono le mani di Rutelli e
Veltroni, in tanti si avvicinano e raccontano i loro
problemi. Tra loro però c'è chi passa in fretta con poche
cose nella busta della spesa e un'aria stanca di chi vuole
andaresene a casa. Chiede cosa accade. Poi con lo sguardo
basso e riprendendo la fuga commenta a voce alta: «Ma che
me frega de sti politici».
La strada insomma è ancora
in salita.
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20/04/2008