Ma nei toni perentori, negli esempi studiatamente
semplificativi o nelle affermazioni zeppe di presunto
nuovismo gabellato per geniale creatività propositiva, egli
ha calcato troppo la mano. Dando la sensazione di essere
reduce da un partito di opposizione che si accinge a
smerciare le novità, tracciare futuro e futuribile,
sbandierare idee con cui dare l'assalto risolutivo alla
fortezza ospitante il già visto e il risaputo.
Tirato
per la giacca, del governo-Prodi egli ha parlato col
distacco che si deve a un'esperienza remota ancorché esso,
il governo, fosse ancora acquartierato a Palazzo Chigi,
tentasse di sbrogliare la matassa dell'Alitalia fra poche
illusioni e molte delusioni, pilotasse i sindacati come
fossero azionisti della Compagnia alle prese con un
cruciale negoziato manageriale. E ha ripetuto fino alla
noia che il Professore ha risanato la finanza pubblica
nella stessa settimana in cui il debito statale toccava un
picco preoccupante. Questo modo furbastro e buonista di
rivolgersi agli italiani, se gli ha permesso di sottrarre
consensi alla sinistra antagonista depistata dal messaggio
di un Veltroni ormai scandinavo, non gli ha consentito di
mietere voti nella vasta area dei moderati, memori d'un
classismo odioso e vendicativo («anche i ricchi
piangano!»), di una politica fiscale miratamente punitiva,
di «tesoretti» evanescenti e incorporei alla Padoa
Schioppa, portato di un Visco tanto impietoso quanto
dannoso in una congiuntura economica che inclina alla
«crescita zero».
Avrei qualche dubbio a concludere che
il bilancio negativo del biennale governo-Prodi sia tutto
da affibbiare al Professore bolognese, se non nei limiti in
cui egli non è riuscito a conciliare la richiesta
martellante di una sinistra incurabilmente ideologica
nonostante il tramonto delle ideologie, e la realtà
inchiodante della dimensione ormai planetaria dei problemi
con i quali si fatica a misurarsi senza innovare strutture
obsolete per progettare fertilmente il futuro che si è già
iniziato. Un modo per dire che una più equa ripartizione
della ricchezza è doverosa e necessaria, ma essa non
basterebbe se, insieme, non si riuscisse a produrre risorse
aggiuntive anno dopo anno. Come sarebbe un errore ritenere
che l'azzeramento parlamentare della sinistra radicale
possa esonerare il nuovo governo dal migliorare le
condizioni sociali e familiari del suo potenziale
elettorato, o lasciare che a farsene carico sia soltanto il
partito di Veltroni che lo ha elettoralmente saccheggiato.
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17/04/2008