E precisa con forza di
non aver mai fatto favori a nessuno.
È questo il
contenuto secco, lapidario, della brevissima conferenza
stampa che il leader dei Verdi ha tenuto ieri pomeriggio
all'hotel Nazionale di Roma. Pecoraro Scanio non ha voluto
rilasciare altre dichiarazioni ai giornalisti né prima né
dopo la conferenza. Ha lasciato spazio ai commenti di
alleati e avversari politici preferendo, per se stesso, il
silenzio.
Si è chiusa così una delle giornate più
difficili per il politico salernitano. Una delle tante,
verrebbe da dire, se si pensa che era già considerato uno
degli «imputati morali» per l'emergenza rifiuti a Napoli.
Una giornata sembrata uno scherzo del destino.
Pecoraro, ieri pomeriggio, era atteso a Potenza dove
avrebbe dovuto tenere un comizio per la campagna elettorale
della Sinistra-Arcobaleno. Ma, il giorno prima, è trapelata
la notizia che proprio la Procura della Repubblica del
capoluogo della Basilicata aveva iscritto il ministro al
registro degli indagati per corruzione. L'accusa per
Pecoraro Scanio è quella di aver ottenuto viaggi e
soggiorni gratis in cambio di favori. Leggasi appalti e
assunzioni per amici.
A inizio giornata i Verdi
confermano la visita del leader nel capoluogo lucano, salvo
poi cambiare tutto un'ora e mezza dopo. Pecoraro non va più
in Calabria e Basilicata, preferisce rimanere a Roma per
chiarire la sua posizione.
All'Hotel Nazionale il
ministro si fa accompagnare dal suo avvocato Paola
Balducci. La sua dichiarazione è breve e concisa. «Rinuncio
all'immunità perché non voglio ombre sulla mia persona»,
«in vent'anni di attività pubblica non ho mai avuto
problemi con la giustizia», «la magistratura faccia
emergere la verità in pochi giorni».
Perché è proprio
il fattore tempo a infastidire il leader dei Verdi:
«L'inchiesta è in piedi dal 2005 - si lamenta - ma è
diventata di dominio pubblico proprio adesso». Tra le
righe, il sospetto che si tratti della classica bomba a
orologeria lanciata in campagna elettorale.
In serata
le dichiarazioni di solidarietà da gran parte del mondo
politico. Con l'eccezione, un «silenzio assordante», degli
esponenti più importanti di Pd e Pdl. Boselli, leader dei
socialisti, non ha mancato di farlo notare: «Veltroni e
Berlusconi hanno prima taciuto su Mastella, e adesso fanno
la stessa cosa per Pecoraro Scanio. Sono garantisti solo
quando conviene ai loro partiti».
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05/04/2008