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IL COMMENTO

Qualche domanda su un conto da saldare

LASCIAMO per un attimo da parte l'inchiesta: se quei faldoni scottano, qualcuno si ustionerà. È sulla notte all'hotel superlusso, che qualche domanda merita di essere posta. Per carità, niente pruderie: se anche avesse deciso di infilarsi in una suite a sette stelle solo per leggersi un tascabile, sono affari del privato cittadino Pecoraro Scanio.

Del quale, per pubblica e serena ammissione, conosciamo la trasversale inclinazione erotica: «Sono bisessuale ma cattolico, se mi sposo sarà con una donna». Non importa dunque sapere se nel sontuoso alloggiamento milanese sia quella sera entrato un sodale, una lady, o solo il maggiordomo a disposizione del cliente. Anche perché, a spiare dal buco della serratura, scopriamo che il vippaio mondiale è una Peyton Place, come sanno l'ex governatore di New York Spitzer o il mogul della F1, Mosley. Ognuno reclama la compagnia che crede, dalle cocotte cinguettanti alle erinni dominatrici. Chi può, si trova una location tra jacuzzi multiposto e lenzuola di seta nere: altri, con gesti più economici, fermano la macchina davanti a una signorina che all'anagrafe è registrata come Joao o Pedro, e fingono di chiedere informazioni.
Il problema non è, eventualmente, l'ardore dei lombi o il tumulto del cuore. Nel caso di Pecoraro Scanio, che ha pur diritto di farsi i fatti suoi in un weekend meneghino, è chi abbia pagato per quel soggiorno da emiro. Se la carta di credito sulla quale sono stati addebitati migliaia di euro è sua, il ministro potrebbe ben dirlo, rinunciando a un'unghia di privacy, dissipando però il sospetto che quei soldi fossero dei contribuenti (che dice il bilancio dell'Ambiente?) o peggio, di qualcuno che voleva fargli un "omaggio" per via del suo ruolo istituzionale. Non sarebbe la cifra lo scandalo, ma la credibilità di un altro che tuona contro la casta, e quando deve farsi vedere va in giro in bus, salvo poi nascondersi in una limousine.
Sono brutti pensieri, ma Pecoraro potrà evitarci l'emicrania. Sappiamo come passò la sera di domenica 2 dicembre 2007, lì a Milano: negli studi di La7, emittente che non paga rimborsi faraonici. Era ospite di «Crozza Italia», con Storace, e il comico mascherato da Marzullo. Pecoraro trovò una battuta su Mastella («Il Sòla che ride»), sfruttò il repertorio da moralizzatore del Palazzo, e quando Crozza satireggiò su una «Finanziaria verde come i nostri portafogli» lui, eroe del pauperismo solidale e naturalista, semplicemente rise. Con la discrezione di chi sa godere dei piaceri della vita.

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05/04/2008










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