Come gli
istituti camerali, la Regione Lombardia - per il Veneto il
presidente Galan ha già fatto capire di voler approfittare
semmai delle potenzialità di Venezia - enti locali e
fondazioni, associazioni imprenditoriali e altro. Sono
queste le condizioni alle quali, chi più chi meno, gli
imprenditori del Nord se la sentirebbero di tentare la
discesa in campo al fianco di Silvio Berlusconi che li ha
chiamati a raccolta per salvare Alitalia e, di conseguenza,
Malpensa.
«Inutile cercarli - dice il presidente della
Provincia di Milano Filippo Penati che ha quasi il 15%
della Sea, la società che gestisce gli aeroporti milanesi -
la verità è che la cordata per ora non c'è e anche se ci
fosse dentro la famiglia Berlusconi io direi di sì». La
verità, però, è la sfida dell'amministratore - la Provincia
è il secondo azionista dopo il comune ndr - «è quella di
vedere se e quando ci saranno le offerte sul tavolo».
Da parte loro, anche in Camera di commercio si
riconosce che la paura di perdere Malpensa è tanta, ma
anche quella di mettere tanti soldi sul piatto visto che
Alitalia ha bruciato 15 miliardi in 15 anni: «Le parole
sono una cosa, i soldi un'altra».
Certo, sacrificare
lo scalo sull'altare della salvezza di Alitalia per Marco
Tronchetti Provera, come aveva già detto giorni fa, è un
peccato e il numero uno di Pirelli si era detto disposto se
chiamato in causa a ragionare sulla questione.
Si
spendono per Malpensa dicono dal suo entourage, Bombassei,
secondo cui sarebbe un peccato buttare Malpensa a mare, e
Diana Bracco che era stata tra le prime a cercare di
mobilitare gli imprenditori lombardi. Critico, rimanda a
quanto detto in passato De Benedetti, che ha criticato il
governo dopo aver concorso alla prima gara con il suon M&C
sostenendo che «era stata condotta nel modo peggiore». Ed
ora? Tutti guardano in direzione delle banche.
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22/03/2008