Che però ha
bisogno di altre 3 o 4 settimane per manifestarsi. Un tempo
normale se normale fosse la gestione della vendita. Ma così
non è. Il dossier si è trascinato per un tempo troppo lungo
e ora il pericolo è che un'ulteriore attesa possa
compromettere la stessa esistenza della compagnia. In cassa
ci sono pochi soldi e, senza mezzi freschi, il rischio
dietro l'angolo è il fallimento. Così sulla base di questo
assunto è intervenuto il candidato premier del Partito
Democratico, non contrario in linea di principio a
un'offerta made in Italy, ma che ha chiesto tempi
strettissimi per la sua discesa in campo: «Benissimo se
c'è una cordata italiana, non si aspettava altro da mesi.
Però venga fuori in 48 ore e non il 14 aprile e dica che
vuole prendere Alitalia» ha detto Veltroni. Un ultimatum
immediatamente rinviato al mittente dal Cavaliere: «La
richiesta di Veltroni è una richiesta assurda, visto che
questo governo, comportandosi al peggio, ha dato 5-6 mesi
di tempo ad Air France che poi ha presentato delle
condizioni irriferibili».
La questione dei tempi
insomma è cruciale. Nell'ipotesi del leader del Pdl,
infatti, le 3-4 settimane chieste spostano la decisione sul
futuro della compagnia a dopo il 13 aprile. E dunque a
spoglio delle elezioni avvenuto, con tutte le conseguenze
di avere un nuovo esecutivo rispetto a quello che ha deciso
la privatizzazione. È anche per questo che Veltroni ha
chiesto di non gettare la questione nel tritacarne della
campagna elettorale.
Intanto però la sortita di
Berlusconi ha acquistato nuovi e importanti sponsor. Uno
per tutti l'appoggio del presidente della Regione Lombardia
Roberto Formigoni: «Confermo che esiste una cordata
italiana, che è pronta e che si appaleserà entro breve».
Berlusconi ha spiegato che «ci sono diversi imprenditori, i
nomi non li faccio perché mi sono impegnato alla
riservatezza, con cui ho parlato e che sono venuti a
trovarmi in queste ore e che si stanno impegnando a
presentare un'offerta su Alitalia». La sua offerta sarebbe
corroborata dalla presenza di Banca Intesa, che secondo il
Cavaliere «non si è ritirata». Non mancherebbe l'appoggio
dei figli: «Ne abbiamo parlato fuggevolmente ma sono certo
che non si tirerebbero indietro se qualcuno chiedesse loro
di unirsi ad un esercito di imprenditori»
Al loft di
Santa Anastasia, sede del Pd, si è registrato un certo
nervosismo. Il numero due del Pd Dario Franceschini ha
detto che lo scopo di Berlusconi «è scavalcare il 13
aprile». Duro il ministro Antonio Di Pietro che l'accusa di
insider trading. L'affondo al vetriolo però arriva dall'ex
alleato Pier Ferdinando Casini: «Dopo quattro anni sempre
le stesse cose su Alitalia».
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22/03/2008