Lui è il numero due della
lista del Pdl nel Lazio al Senato ed è anche il candidato
capogruppo del centrodestra a Palazzo Madama. E,
soprattutto, è di destra, di quell'area di An che
maggiormente e storicamente ha spinto per il dialogo con
Forza Italia, l'area che fondò Pinuccio Tatarella, grande
amico di Ciarrapico (il quale gli mise a disposizione
l'aereo per andare a farsi trapiantare il fegato
nell'operazione che gli fu fatale).
Insomma, Gasparri
nel Lazio si gioca la partita decisiva?
«Probabilmente
sì. Sarà dura ma siamo fiduciosi di vincere lo stesso».
Perché?
«Per una serie di fattori».
Cominciamo
dal primo.
«Dunque, il primo. I romani, i laziali
capiranno che la vera partita è tra Pdl e Pd. Il resto è
inutile perché non potranno mai governare e quasi
certamnete non avranno nessuna rappresentanza
parlamentare».
E perché se ne dovrebbe avvantaggiare il
centrodestra?
«Perché le maggiori insidie le abbiamo
noi. Da un lato abbiamo l'Udc che comunque è molto forte in
questa zona. Dall'altro La Destra».
Be', l'Udc vi può
fare davvero male?
«Udc e Rosa Bianca sono una
barzelletta. Non si sono messi d'accordo manco per il
candidato a sindaco, tanto che ne presentano due. Sono al
ridicolo, gli elettori se ne stanno accorgendo e non li
voteranno».
La Destra. Storace dice che supererà l'8%.
«Mi sembra una valutazione eccessiva. E mi fermo qui,
evito battute alla Storace».
Sta di fatto che avete
fatto una lista anti-Destra: sono quasi tutti di An.
«Non è vero. È una critica davvero falsa. Il capolista
è Marcello Pera. Il terzo è Lamberto Dini. Ci sono alcuni
di An ma si tratta di uscenti che chiedono la conferma. E
poi ci sono due big di Forza Italia come Paolo Barelli e
Stefano De Lillo, molto radicati sul territorio».
E
Ciarrapico?
«Ciarrapico cosa?».
L'avete messo in
lista per dar fastidio a Storace?
«Guardi, lo chieda a
Forza Italia».
A Forza Italia o a Gianni Letta?
«No, credo che sia una fantasia questa di Letta. E non
credo nemmeno che ci sia chissà quale disegno politico».
Ma con i suoi giornali può spostare voti?
«Non
credo. Non più di tanto. A Latina ha fatto una campagna
contro Zaccheo e Zaccheo ha vinto. In Molise ha fatto la
guerra al presidente della Regione Iorio e Iorio ha vinto».
L'avete perdonato?
«Senta, se uno ti prede a
schiaffi non muori. Però un po' male ti fa. O no? E te lo
ricordi pure».
E adesso vi può fare ancora male?
«Non credo».
Diciamo di no se non fa altre battute?
«Guardi, gli elettori fanno altre valutazioni. Si
interessano molto di più a che cosa vuoi fare, a che cosa
pensi di fare piuttosto che a questo dibattito sul fascismo
che Ciarrapico farebbe bene, se intende farlo, a procedere
in qualche circolo culturale».
E allora che cosa sposta
voti?
«Penso all'elettorato cattolico che può essere
decisivo. A quella parte di romani ricordo quello che
abbiamo fatto noi al governo. La legge 40, la legge
Fini-Giovanardi contro la droga, la tutela della famiglia».
E perché non dovrebbero votare Pd, visto che non sono
più quelli di Luxuria e Caruso?
«Perché sono quelli che
volevano fare i Dico, volevano equiparare il matrimonio
alle unioni gay, volevano togliere l'8 per mille».
Be',
però hanno i teodem guidati dalla Binetti?
«Sì, li
tengono tanto in considerazione che li hanno spostati dal
Senato alla Camera, in modo che non possano nuocere. Sono
come gli indipendenti di sinistra degli anni '70, il Pci li
usava come fiori all'occhiello. Belli, ma non contavano
nulla».
F. d. O.
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12/03/2008