Senatore, Veltroni dice: Casini è il centro, anche io
lo sono, Berlusconi è la destra. È così?
«Al seminario
di Gubbio dell'anno scorso dissi che il Pd non andava
sottovalutato e che Veltroni lo avrebbe guidato come un
partito di sinistra che marcia verso il centro alla ricerca
dei voti di Forza Italia. È quello che sta avvenendo. Per
questo proponevo allora che il nuovo partito, la sezione
italiana del Ppe, andasse oltre i confini tradizionali del
centrodestra e si rivolgesse a interlocutori nuovi come
Pezzotta, Montezemolo, Monti ed altri ancora».
E ora?
Può provocare danni il fatto che Casini corra da solo?
«Certamente non è un fatto positivo, perché introduce
un elemento di divisione nell'area moderata e offre appigli
polemici al centrosinistra».
Quali effetti produrrà sul
piano elettorale questa dissociazione?
«Facciamo un
passo indietro».
A quando?
«Alle prove elettorali
degli ultimi quindici anni. L'esperienza e le analisi più
avvedute ci hanno dimostrato che gli italiani si dispongono
normalmente su tre blocchi di partenza: uno di centrodestra
ed uno di centrosinistra formati da elettori piuttosto
fidelizzati; ed un terzo blocco dove si raccolgono gli
astensionisti e i cosiddetti "elettori di impulso", quelli
cioè che decidono se e come votare soltanto negli ultimi
quindici giorni. Questi ultimi decidono il risultato
elettorale muovendosi in una direzione o nell'altra».
Ma il terzo blocco non è l'elettorato di centro?
«No, perché quello non è uno spazio politico
circoscritto, ma un campo elettorale aperto dove i due
blocchi maggiori si contendono la vittoria finale. Proprio
su questa base dissi una volta al mio amico Marco Follini
che la sua agognata "terra di mezzo" era in realtà una
terra di nessuno».
E oggi lo direbbe anche a Casini?
«Sì e a maggior ragione, perché nel frattempo nei due
blocchi principali sono sorti due grandi partiti uno di
centrodestra con il 40% dei voti e uno di centrosinistra
con il 30%; due partiti che proprio per la loro dimensione
e la loro qualità politica hanno una maggiore capacità di
attrazione verso gli elettori del terzo blocco erroneamente
considerati centristi».
Ma vorrà riconoscere all'Udc
oltre alla vocazione centrista anche una presa particolare
sull'elettorato cattolico?
«Certo che gliela riconosco
e mi dolgo del fatto che l'Udc non sia insieme a noi nel
Pdl che è, mi permetta di sottolinearlo, la più importante
componente italiana del Ppe. Anche per questo penso che gli
elettori cattolici non capiranno la dissociazione di Casini
e che continueranno a sostenere l'idea del partito unico
dei moderati italiani, siano essi cattolici o laici».
Lei che è uno dei cattolici più autorevoli del Pdl come
vede la disputa sul voto cattolico?
«Chiariamo
innanzitutto che il voto dei cattolici non appartiene a
nessuno. È un voto esigente che va conquistato sul campo,
volta per volta, nel confronto politico sui grandi temi
etico-religiosi e sociali che fanno parte del quotidiano
insegnamento della Chiesa».
E Ferrara?
«Ferrara non
conduce una battaglia politica. Semmai rende testimonianza
attiva ad un valore che per noi cattolici è sacro, quello
della intangibilità della vita dalla prima all'ultima
scintilla della parabola umana».
E Berlusconi?
«Continuerà a sostenere sul terreno della politica le
battaglie più significative dei cattolici italiani, come in
passato. Le ricordo, a titolo di esempio, quelle per la
scuola libera, per l'impiego ragionevole della procreazione
assistita, per la famiglia e quella più recente per la
completa applicazione della 194 specialmente nelle parti
che riguardano la prevenzione dell'aborto».
Come la
mettete con Veltroni che vi incalzerà anche su questi temi?
«Non lo farà. Egli sa bene infatti che per ogni voto
corteggiato dalle nostre parti rischierebbe di perderne
almeno due dalle sue parti, uno post-comunista e uno
radical-chic. Semmai siamo noi che possiamo conquistare
voti nel tradizionale blocco sociale di centrosinistra».
Andare a pescare a sinistra?
«È quello che già
accade in larga parte del Nord, dove la maggioranza della
mitica classe operaia vota già Forza Italia. Può accadere
in altri parti del paese e per altri ceti sociali».
Che
campagna elettorale sarà questa appena iniziata?
«Forse
sarà meno confusa e, salvo complicazioni, meno aspra della
precedente. Mi auguro che serva a far crescere il
bipolarismo italiano, dando vita a schieramenti omogenei e
tra loro naturalmente alternativi. Solo così possiamo
costruire una vera democrazia dell'alternanza».
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19/02/2008