Voleva
significare che in teatro tutti andavano a vederlo per
sganasciarsi mentre a casa era lui a guardare lo spettacolo
del mondo. Ecco, se si potesse descrivere lo stato d'animo
di Romano Prodi sarebbe proprio questo.
Cala il
sipario e lui si mette a guardare gli altri. La bella
compagnia e, soprattutto, l'attore principale, Walter
Veltroni. Spiega un fedelissimo del Prof: «E ora vogliamo
vedere. Vediamo come si fa a fare un governo con Udc e
Verdi. Vediamo, vediamo».
Quindi si va a votare? «Non è
detto - spiega il prodiano di ferro -. Il partito del non
voto è abbastanza ampio. Per le urne di fatto c'è solo
Berlusconi. Un bel problema, ora vedremo come si uscirà da
questa situazione. Non è un problema nostro, è una
questione che riguarda il presidente della Repubblica».
Prodi esce di scena. Così come fece nel 1998, in
occasione della caduta del suo primo governo. Uscì di scena
e si mise ad attendere che il centrosinistra finisse in
malora, il tracollo e infine la fila di big penitenti a
chiedergli di tornare.
Ecco, è così che Prodi si
presenta al vertice del Pd, ringrazia anche se vorrebbe
maledirli. Da quando è nato quel partito per lui è stato un
tormento ogni giorno. E ora che il governo è caduto, vuole
vedere come i big del centrosinistra ne verranno fuori. Se
la gode, e si lascia aperta ogni strada. Anche quella di
candidarsi alle prossime elezioni alla guida di una
coalizione dei piccoli della sinistra radicale.
Ma
quello è il futuro. Il Professore lo ha detto chiaramente:
«Al Senato sono andato in minoranza e quando si va di
fronte al Parlamento e si perde, anche solo per un voto,
vuol dire che lo schema che avevo ha perso». Quindi? «Ho
deciso di andare di fronte al Parlamento e non, come
qualcuno ha detto, per tigna, ma perché è il mio concetto
di democrazia. E quindi non credo di essere io la persona
che può adempiere a questo ruolo di creare un governo che
ci porti ad una legge elettorale che possa evitare elezioni
immediate. Farò il nonno». Perché, aggiunge appena arrivato
a Bologna per trascorrere il weekend, «adesso bisogna
riposarsi».
E cosa c'è di meglio che riposarsi mentre
tutto va in frantumi? Già perché Prodi non lo dice
ufficialmente ma, mentre lascia che Veltroni sottolinei
l'assoluta sintonia sulla necessità di un governo
istituzionale, sotto sotto spera che il progetto naufraghi.
«Analizziamo la situazione - commenta un altro
esponente del clan prodiano - allo stato attuale della cose
è impossibile fare un governo che raccolga un ampio
consenso in Parlamento. A maggior ragione che Berlusconi
vede a portata di mano la vittoria e quindi farà di tutto
per evitare il ricorso alle urne».
In attesa che la
profezia si avveri, però, bisogna presidiare il Pd. Bisogna
evitare che Veltroni abbia troppo spazio a disposizione. Ma
anche lì il premier ha le sue teste di ponte. Nel vertice
di ieri, sia Rosy Bindi che Arturo Parisi, infatti, non
hanno perso occasione per marcare le differenze con il
segretario. I due prodiani hanno minuziosamente analizzato
tutti i momenti di tensione tra il partito e il premier
negli ultimi giorni: dall'annuncia di andare da soli alle
urne fatto ad Orvieto all'insistenza palese per le
dimissioni di Prodi prima della sfiducia.
In ogni caso
hanno escluso, categoricamente, l'ipotesi di scissioni. I
prodiani resteranno nel Pd e, dall'interno, combatteranno
la propria battaglia. Battaglia che si preannuncia
piuttosto cruenta. Ieri il senatore Pd Antonio Polito,
sulle pagine del Foglio, ha duramente criticato il
«prodismo» che, «per la seconda volta», ha portato «al
fallimento il centrosinistra». Immediata la replica di
Giulio Santagata: «Non mi chiedo perché Prodi debba restare
nel Pd di cui è fondatore e presidente, ma piuttosto cosa
impedisca a Polito di seguire le orme del suo volenteroso
amico Capezzone».
E sulla scia di Santagata anche gli
altri prodiani ricordano compatti che il Professore «ha un
ruolo, quello di presidente del Pd e di presidente
dell'Unione, e intende esercitarlo». Insomma Prodi non ha
nessuna intenzione di abdicare definitivamente. Per ora
farà il nonno, ma intanto ricorda che «fare il nonno non è
incompatibile con altri lavori». Veltroni e gli altri sono
avvisati.
Vai alla homepage
26/01/2008