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Il caso

Livia Turco caccia il giornalista: «Di immondizia non parlo»

Silenzio, si parla di rifiuti. Il ministro della Salute Livia Rurco ha appena finito un'intervista sull'apertura del nuovo «Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti», all'ospedale San Gallicano, a Roma.

Una suora le viene incontro porgendole un mazzo di fiori. Sorrisi e complimenti. Ma del dramma che sta colpendo la Campania meglio non parlare. Proviamo ad avvicinarla nel corridoio dell'ospedale. «No, guardi di questo non parlo», risponde tirando dritto. Ma ministro il problema non la interessa da vicino? Questa volta è un uomo col cappotto verde che segue il ministro passo passo a farsi avanti: «Forse non ha capito, di rifiuti non vogliamo parlare». Nulla di fatto. Livia Turco si ferma solo per qualche saluto, o una foto di gruppo. Si concede ai giornalisti, ma per il plauso all'Istituto. «È un modello per tutti», dice quando è ormai arrivata nel cortile dell'ospedale. Ministro, ma perché Prodi non ha indicato i responsabili dell'emergenza? Ancora niente. Il dribbling prosegue tra le ultime strette di mano. Passano pochi secondi e decide che è ora di andare. Il dovere chiama. Così rientra dentro l'ospedale e si dirige verso l'uscita. Signora Turco ma è lei il ministro della Salute, dovrà pure dire qualcosa sull'operato del governo? Nulla di fatto. L'unico a dare una risposta è di nuovo l'uomo col cappotto verde: «Ma non capisce che non vogliamo parlare dell'emergnza rifiuti?» Fab. Per.

10/01/2008










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