"Qui gli
uomini vivono dannati in una feroce tristezza" scriveva
Luigi Compagnone sulla tua stessa rivista, "Sud".
Ma
tu eri troppo impegnato a divulgare le opere di Thomas
Wolfe e Stephen Spender per occuparti di quei dannati. Poi,
quei dannati son tornati utili al tuo genio. Ne trassero
perfino un film. Già, perché alla fine, come per Saviano,
tutto finisce in pellicola. "La distanza ti fa raggiungere
la necessaria tranquillità d'animo", dirai, ormai al sicuro
dalla monnezza nei tranquilli uffici Rai di Roma.
Un
intellettuale della diaspora, diranno di te affiancandoti a
tutti gli altri intellettuali "fuggiti" da Napoli da te, di
cui amo ogni scritto, mi sarei aspettato che un giorno, con
la violenza che la tua autorità ti consente, avessi
afferrato per il bavero il Bassolino di turno e gli avessi
urlato: "Vergogna!" invece cinquant'anni dopo non sai che
dire: io non so!!!
Pasquale
Squitieri
09/01/2008