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Dalla prima

Il silenzio degli intellettuali

Comodamente avvolto nelle pagine di un capolavoro rivolgevi il tuo sguardo sorpreso e annoiato a quello stesso luridume che ti aveva ispirato.
"Come è stato possibile?", ti chiedi. Tu, che nel 1963 con Francesco Rosi scrivevi "Le mani sulla città?" tu non sai? A quel tempo sapevi, perché i nemici erano Lauro e la Democrazia Cristiana.

"Qui gli uomini vivono dannati in una feroce tristezza" scriveva Luigi Compagnone sulla tua stessa rivista, "Sud".
Ma tu eri troppo impegnato a divulgare le opere di Thomas Wolfe e Stephen Spender per occuparti di quei dannati. Poi, quei dannati son tornati utili al tuo genio. Ne trassero perfino un film. Già, perché alla fine, come per Saviano, tutto finisce in pellicola. "La distanza ti fa raggiungere la necessaria tranquillità d'animo", dirai, ormai al sicuro dalla monnezza nei tranquilli uffici Rai di Roma.
Un intellettuale della diaspora, diranno di te affiancandoti a tutti gli altri intellettuali "fuggiti" da Napoli da te, di cui amo ogni scritto, mi sarei aspettato che un giorno, con la violenza che la tua autorità ti consente, avessi afferrato per il bavero il Bassolino di turno e gli avessi urlato: "Vergogna!" invece cinquant'anni dopo non sai che dire: io non so!!!
Pasquale Squitieri

09/01/2008










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