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Politica

Il retroscena

Un poliziotto scelto per non scontentare sindaco e governatore

La nomina di Gianni De Gennaro, seppure poco gradita dall'ex capo della polizia, è stata necessaria a Romano Prodi per prendere ancora tempo e non aprire una crisi nel Pd che avrebbe avuto ancora più gravi ripercussioni sulla tenuta del governo. Dopo aver bruciato ben due prefetti, Guido Bertolaso — immolato per accontentare Alfonso Pecoraro Scanio — e Alessandro Pansa - per ammorbidire Rosa Russo Iervolino — Prodi da tre giorni aveva chiesto al ministro dell'Interno Giuliano Amato di assumere in prima persona la responsabilità dell'emergenza a Napoli.

L'unico in grado, per il premier, di fare da congiunzione fra il potere politico locale e le forze dell'ordine. Ma il netto rifiuto di Amato aveva fatto emergere la candidatura del viceministro Marco Minniti e in tal senso Prodi aveva cercato anche l'adesione di Massimo D'Alema. Una strada che si è rivelata, però, non percorribile. La nomina di un politico, per giunta con incarichi di governo, sarebbe stata interpretata, infatti, come il commissariamento non soltanto dell'emergenza ma anche del governo regionale e di quello comunale. Una soluzione inaccettabile sia per Bassolino che per la Iervolino. Ed è nata la candidatura De Gennaro: di facciata e a tempo parziale, ma l'unica in grado di apparire credibile agli occhi dei prefetti e dei responsabili dell'ordine pubblico in Campania e, soprattutto, della magistratura.

09/01/2008










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