Da sinistra si levano pernacchie, sberleffi, irrisione generale, derisione pubblica. L’Unione fa il pieno: presidenza
della Camera, del Senato e soprattutto della Repubblica. Al Quirinale - eletto da una parte - sale Napolitano, un galantuomo. Oggi Prodi sembra al capolinea e il Capo dello Stato mette le mani avanti alle eventuali
successive elezioni. Chiede le riforme che comunque la Cdl varò in tre anni e mezzo. Al di là del merito, Napolitano si trova oggi di fronte a una condizione «indispensabile» per usare un termine a lui caro: dimostrare di
non essere di parte. Dimostrare di essere garante, di rappresentare tutti. Trovi una soluzione in cui tutti possano riconoscersi, a cominciare dall’opposizione che forse è anche maggioranza nel Paese. La situazione è chiara a tutti. Le piazze sono piene. Si dirà: non conta, conta il Parlamento. Bene: l’Udeur ormai vota sistematicamente con la Cdl, ministri si insultano in un gioco delittuoso per le istituzioni, il governo non ha più un programma. E cosa più grave il Parlamento è alla paralisi. Dalla ripresa, dopo l’estate, ha approvato due leggine e ratificano un paio
di convenzioni. Il Paese attende altro. Napolitano, non si incaponisca in richieste a ostacoli. Prenda l’Italia per mano. È questo il momento.
Fabrizio Dell'Orefice