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E il Senato torna nella bufera

Edopo aver corteggiato a lungo Dini e i suoi «adepti», allarga gli orizzonti pescando ancora tra i delusi dell’Unione. Ma proprio quest’ultimi, adesso che qualcuno ha ipotizzato i nomi, arrossiscono. Così sono costretti a correre ai ripari, a negare contatti con Berlusconi, a dichiarare ancora cieca devozione al premier Prodi, a non sentirsi delusi. Insomma, al Senato si è alzato un polverone alto quanto tutto il Palazzo del presidente Franco Marini, e chissà che nella nebbia qualcuno non si sbaglia e fa un salto
dall’altra parte. Ma, come detto, per ora arrivano sole smentite. La Stampa ieri alcuni nomi li aveva fatti. Ok Dini, D’Amico, Scalera, Fisichella, l’accoppiata Bordon-Manzione e Pallaro. Ma le new entry nella lista dei 18 del Cav sono altre: ci sarebbe Fazio (Bartolo), Papaquel, Pasetto, Adragna, Papania e altri senatori, tre, dell’Svp. Proprio questi sono stati travolti dalla bufera. «Per carità, non ho avuto nessun contatto con Berlusconi», ha detto
il diellino Benedetto Adragna. Anche l’altro della Margherita, Bartolo Fazio, non sa spiegarsi come mai il suo nome è finito nel presunto listone: «Io non sono affatto un deluso». Così ieri si sono rincorse le rettifiche. Anche Giorgio Pasetto ha preso le distanze dalla polemica, mentre il vicepresidente dei senatori dell’Ulivo al
Senato, Luigi Zanda, parla di «sciocchezze». Per Helga Thaler (Svp) «sono solo speculazioni da cestinare, non abbiamo nessuna intenzione di far cadere il governo Prodi».
Intanto però Willer Bordon propone «un gruppo misto del centrosinistra. I gruppi parlamentari - dice Bordon - si fanno se c’è un progetto politico o per ragioni di praticabilità parlamentare. Queste ultime ci sono», conclude
spiegando che ormai al Senato non c’è più maggioranza. Anche diniano Natale D’amico ha una sua proposta: passare al governo tecnico quando l’Ulivo diventerà Pd. E nel pentolone bollente si tuffa anche Marco Pannella, che rivendica i suoi senatori Radicali «criminalmente sostituiti con dei nominati dal regime». Il tutto in attesa di mercoledì prossimo. Sì perché la discussione sulla legge elettorale, un po’ a sorpressa, resta in commissione
al Senato.

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