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Il Professore è già in bilico

Mase fino a sabato erano chiacchiere, oggi la coabitazione è una realtà, una realtà da 3.400.000 elettori (dati del sindaco di Roma). Circa un milione in meno di quelli che, nel 2005, incoronarono Prodi leader dell’Unione. Allora il Professore raccolse il 74,1% dei consensi (Veltroni è al 75%), ma la platea era decisamente più ampia. Insomma anche se pubblicamente i due contendenti si scambiano reciproche effusioni, è indubbio che la prova di forza mostrata dal nuovo segretario è un segnale che Palazzo Chigi non ha nessuna intenzione di sottovalutare. E forse non è un caso che un prodiano-ulivista della prima ora come Willer Bordon, commentando il risultato delle primarie, sottolinei: «Temo che sarà difficile avere un premier nominato con un voto partecipato con le primarie
di due anni fa e il capo del partito che ha più di 3/4 dei membri del governo e che è appena stato nominato con un plebiscito popolare di tali dimensioni senza che questo non porti a un conflitto sempre più evidente». Sarà per questo che Prodi ha deciso di correre immediatamente ai ripari. Domenica sera si è precipitato a piazza Santi Apostoli dove, prima ha rubato la scena ai candidati, poi ha spiegato il senso della sua presenza: «Essendo
presidente del partito dovrò esercitare questa azione di aiuto, di levatrice». Quasi a dire che lui non ha nessuna intenzione di farsi da parte, men che meno di mollare il partito a cui ha lavorato per 12 anni. Ieri mattina il premier si è presentato ai microfoni di Radio Uno. Prima ha spiegato che, senza il successo delle primarie, il governo «rischiava di saltare». Quindi ha fatto gli auguri a Veltroni con cui, ha spiegato, «siamo allenati a lavorare insieme da anni». A questo punto il Professore ha lanciato un piccolo avvertimento: «La leadership deve essere forte, poi
bisogna vedere come viene usata. Può essere usata a sostegno del governo o contro. Ma non si può fare un’analisi politica pensando sempre che quello che è avvenuto possa avere dei rischi». Ma la manovra di accerchiamento di Prodi non è finita qui. Nel pomeriggio, sul suo sito, ecco comparire una lettera aperta a Veltroni. Tra i complimenti di circostanza il premier fissa qualche paletto. «So che ci saranno passaggi non facili - scrive -, tensioni e tentazioni. Ma so anche che non cederemo a nessuna di esse, perché siamo ben coscienti dei nostri
compiti e delle nostre responsabilità». «Guardiamo già ai prossimi impegni e alle prossime scadenze - continua -. All’orizzonte vediamo le elezioni europee del 2009. Un appuntamento da non fallire». Poi, dulcis in fundo, Prodi ristabilisce i ruoli: «Nelle prossime ore convocherò formalmente l’assemblea costituente il 27 ottobre. Sarà il primo giorno del Pd! Allo stesso tempo continuerò insieme a te nell’attività riformatrice del governo, con pazienza, dedizione e tenacia. Discutendo con i nostri alleati con lealtà e apertura, come abbiamo sempre fatto». Il
sindaco di Roma è avvertito.

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