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«E ora facciamo subito il partito delle Libertà»

Darealizzare subito, senza continuare con incontri e discussioni che non portano da nessuna parte. «Il processo federativo o si fa o non si fa — rilancia Urso — Invece noi andiamo ancora avanti con le delegazioni che si incontrano. Personalmente sono convinto che bisogna andare addirittura oltre, bruciare i tempi e fare direttamente il Partito delle Libertà».
Insomma l'effetto Veltroni si ripercuote anche nel centrodestra.
«Assolutamente sì e chi pensa che questo non sia vero sbaglia. Quando avvengono fenomeni di questo tipo è inevitabile che ci siano riflessi anche nello schieramento opposto».
Ma con chi bisognerebbe farlo questo nuovo partito?
«Con chi ci sta, attorno al nocciolo duro formato da Forza Italia e An. Potrebbe esserci Casini così come tutti i partiti dell'area moderata cattolica. Ma dobbiamo farlo in fretta perché il successo di Veltroni potrebbe far precipitare la situazione politica».
A che cosa si riferisce?
«Al fatto che la nascita del partito Democratico e il plebiscito sul sindaco sono due colpi mortali per il governo e per Prodi».
Eppure il premier continua a ripetere esattamente il contrario, che il Pd rafforza l'esecutivo.
«La toppa che ha messo Prodi è peggio del buco. Fino a oggi il Presidente del consiglio si è appoggiato alla stampella della sinistra radicale, è stato il garante di Bertinotti, di Diliberto, di Pecoraro Scanio. Oggi, invece, si trova davanti il più grosso partito della sua coalizione che deve per forza iniziare un percorso riformista, altrimenti abortisce tra pochi giorni. E per questo andrà in conflitto da subito con Prodi, perché fino a oggi il premier ha invece mortificato il progetto riformista della sinistra. In più si trova davanti a un partito che esprime un altro leader e al fatto che le tre milioni e mezzo di persone che sono andate a votare lo hanno fatto per un motivo molto semplice: sono stufi di Prodi e vogliono mandarlo a casa».
Ma quei tre milioni di voti non sono anche una risposta all'antipolitica di Grillo?
«Certo. In questo week-end è stata data la più grande risposta politica al fenomeno del "grillismo». Sabato c'è stata la nostra manifestazione che ha dato la sveglia alla destra su temi come la sicurezza e le tasse. Il giorno dopo è nato un partito frutto della disperazione contro Grillo. I cittadini hanno fatto capire di non voler finire "grillini"».
Intanto però Veltroni continua a fare il sindaco di Roma. Fino a quanto durerà?
«Noi gli riconosciamo una grande responsabilità, i cittadini gli hanno assegnato un compito impegnativo, quello di far finalmente nascere una sinistra europea e riformista. Ed è quello che ci auguriamo. Però con altrettanta franchezza gli diciamo che non può sacrificare Roma per questo compito. Si deve dimettere».
E Fini potrebbe essere il candidato del centrodestra al Campidoglio?
«Risponderò come ha risposto Gianfranco: vedo almeno 10 persone nella Cdl capaci di farlo. Detto questo è ovvio che tutti pensano a Fini, ma è una scelta che spetta solo a lui. Però ho l'impressione che quel mezzo milione di persone che lo hanno ascoltato davanti al Colosseo pensassero più a palazzo Chigi...»

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