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Walter rassicura Prodi. Ma sembra il premier

Parla da premier. Configura nuove alleanze con i socialisti, delinea il programma del Pd come partito dell'innovazione e della coesione, in evidente (e stridente) alternativa alla fragile maggioranza di governo dell'Unione, promuove la nuova «cosa» di sinistra come elemento «sbloccante» della paralisi parlamentare sulle riforme istituzionali. (Commenta)

Ma assicura che non vuole fare, e non farà, le scarpe a Prodi.
Sul palcoscenico del Tempio di Adriano in piazza di Pietra Walter Veltroni sorride e indossa gli allori della vittoria. Un successo racchiuso in due numeri: 3 milioni e 400 mila partecipanti alle primarie, 75% di consensi al primo cittadino della Capitale e ormai anche primo segretario del Partito democratico. «Un fatto unico nella storia politica europea - lo definisce Veltroni - Tre milioni e 400 mila italiani che domenica sono usciti da casa per andare a votare non contro qualcuno ma per qualcosa. Un numero eccezionale, considerando la complessità del meccanismo elettorale e psicologicamente interessante perché non nell'imminenza d'una campagna elettorale». Il sindaco, che promette di restare alla guida di Roma fino al 2011, elenca sette considerazioni su quello che è accaduto e su quello che dovrà accadere.
La prima. Il Pd «apre una nuova stagione politica con due parole chiave: innovazione e coesione». La seconda. «È un voto che conferma le scelte di questa legislatura e il Pd sosterrà l'azione del governo scelto dagli italiani». Ma avrà anche il compito di «sbloccare il Paese» per quanto riguarda il nodo delle «riforme istituzionali che saranno in votazione il 22 ottobre» a Montecitorio e ciò può avvenire in otto mesi. Gli obiettivi? Ridurre il numero dei parlamentari, avere una sola Camera, garantire tempi certi sull'approvazione delle leggi, dare al premier il potere di nomina e revoca dei ministri. La terza. Quello di domenica è stato un voto per la «buona politica» che segnala una richiesta di discontinuità. E il Pd saprà soddisfarla. Quarta considerazione: il Pd promuoverà una «sollecitazione riformista compatta e coesa» sull'esecutivo e, nello stesso tempo, «continuerà a sostenere questo governo». A tale scopo, (è la sesta riflessione) si punterà sulle «nuove generazioni e sui non garantiti». Infine (settima e ultima), «la stella polare» del Pd sarà la sintesi «fra la crescita economica, la lotta contro la disuguaglianza e la povertà» e anche sui temi ambientali.
Manca qualcosa ai sette comandamenti veltroniani? No. Bene, allora si può chiudere rispondendo alle domande dei cronisti. E poi prima di andar via, sfoderando l'ennesimo, giustificatissimo sorriso, ringraziare tutti e aggiungere con un sussurro: «Sì sarà così...faremo così...Ci incontreremo ogni tanto per parlare...».

Maurizio Gallo

  • 16/10/2007 17:03
    Niente di nuovo all'orizzonte... Veltroni come Prodi non potrà muoversi (ammesso e non concesso che vinca eventuali prossime elezioni) oppresso dalla solita sinistra radicale, e le solite buone intenzioni (di cui era zeppo il programma di 182 pagine, cestinato subito dopo la formazione del governo) cadranno di fronte al muro della realtà e alla forza attrattiva della poltrona del potere che continuerà a scaldare le onorevoli terga. Il problema è che già lo sanno, ma ammetterlo impedirebbe loro di adescare gli elettori che ora si sentono orgogliosi di aver contribuito alla vittoria della democrazia, per mezzo dello strumento "primarie" (ovvero una semplice raccolta fondi per il PD di Veltroni).
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