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Il popolo di An: «Siamo tornati e siamo ancora più forti»

Erano300 mila (mezzo milione secondo gli organizzatori) e sono arrivati da tutta Italia: da Salerno, Palermo e Napoli a rappresentare il sud, migliaia dal Nord, soprattutto dal Veneto tradizionalmente di destra. Ma a farla da protagonista sono stati il Lazio e il centro Italia. Tutti uniti cantando l'inno di Mameli, in special modo quando sono sfilati davanti l'Altare della Patria.
Il corteo che doveva prendere il via da piazza San Giovanni in Laterano parte, in realtà, molto prima. Già all'interno della metro, infatti, tamburi e cori danno il ritmo alla protesta. «Meno tasse, più sicurezza», le parole d'ordine indicate da Gianfranco Fini per l'adunata romana riecheggiano sulle magliette dei rappresentanti della «Destra veneta». Ma il tema è sentito da tutti i manifestanti.
«Lavoro per una multinazionale - racconta Cladio Gazzano, 34enne di Genova - e con le imposte Prodi mi ha tolto 100 euro di stipendio. In pratica, una mensilità all'anno. Sono arrivato a Roma con l'aereo, ma sarei venuto anche a piedi». Altro che tasse splendide, come sostiende Padoa Schioppa: lo spiega ancora meglio uno striscione di un gruppo di ragazze: «Tommaso, bellissime, semmai, siamo noi».
Antonio Zurzolo, del circolo An di Locri, sfila nell'altro filone del corteo, quello partito da piazza della Repubblica: «La giustizia - spiega - da noi non funziona, è troppo lenta. E le forze dell'ordine sono poche e non stanno in strada, laddove il crimine dovrebbe essere combattuto. E il governo cosa fa? Taglia i fondi alla sicurezza».
La pensano allo stesso modo i circa 800 pompieri in divisa immersi nel corteo. Riccardo Pichierri, della Confisal Vigili del fuoco punta al cuore del problema: «Siamo qui perché Amato non ritiene il nostro corpo fondamentale per la sicurezza dei cittadini. La Finanziaria ci ha dimenticato».
A dar man forte al popolo di An ci sono anche gli azzurri di Forza Italia sotto le insegne dei Circoli della Libertà: «Da Savona - racconta Angela Berlanzoli - siamo arrivati in tanti, perché solo con una coalizione unita possiamo mandare a casa il Governo». I «duri e puri», invece, quelli che cantano «Faccetta Nera» e si scambiano il saluto romano, non sembrano così contenti della partecipazione degli alleati.
L'altro tema caldo del giorno è il welfare, soprattutto dopo il voto dei sindacati sul protocollo: «È una riforma ridicola - protesta Luciano Astolfi, camionista 51enne da Ancona - e io al referendum ho votato no. Si parla tanto di lavori usuranti. Questi politici vadano alla catena di montaggio e solo dopo scrivano le leggi». Le politiche sociali vengono attaccate anche dai più giovani: «Non ci danno nessuna opportunità di realizzarci al termine degli studi», si lamenta Carmen Puscio, che studia Scienze politiche ed è arrivata con gli oltre trecento di Lecce. Tra loro Luca, studente dello scientifico, che ce l'ha con Fioroni e la sua riforma che reintroduce l'esame di riparazione: «I veri problemi della scuola sono altri. Dovrebbero semmai aggiornare la didattica».
C'è chi ha affrontato un viaggio molto lungo per protestare contro il Governo. Sono i rappresentanti del Comitato tricolore per gli italiani nel mondo. Tra loro, Angela Pantano, 50enne di Goettingen: «Siamo venuti da lontano - afferma - perché anche in Germania sappiamo cosa Prodi sta facendo all'Italia. An è l'unico partito che non dimentica gli emigrati».
Il corteo avanza lentamente, il Colosseo è sempre più vicino, ma qualcuno comincia a sentirsi stanco. Silvio Varelli, commerciante di Caserta, prima attacca Bassolino per l'emergenza rifiuti, poi si volta verso l'amico e gli chiede: «È tutto il giorno che camminiamo. Ma quando arriviamo a "via Prodi"»?

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