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Welfare,<br/> Confindustria frena

«Riapriamo il confronto»

Welfare,<br/> Confindustria frena

Referendum welfare

Ilministro dell'Università che, uscendo dalla riunione, assicura a Lamberto Dini che «le modifiche introdotte oggi hanno il consenso delle parti sociali». Romano Prodi festante: «Il largo sì al referendum ci ha favorito, ma le congetture di questi giorni su lacerazioni nel governo sono fuori posto». Un quadretto idilliaco.
Nessuno, però, ha fatto i conti con Confindustria che, in serata, gela tutti e dirama una nota che boccia senza mezzi termini il compromesso uscito dal Consiglio dei ministri. Per viale dell'Astronomia i «perfezionamenti» messi a punto da Palazzo Chigi sui contratti a termine portano la disciplina «indietro di 40 anni». Non «lievi modifiche», ma «scelte precise», che contravvengono alle intese raggiunte e che, perciò, impongono «la riapertura di una discussione».
«Il testo del disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri - afferma in modo perentorio l'associazione degli industriali - riproduce sostanzialmente i contenuti del Protocollo firmato il 23 luglio, ad eccezione della parte relativa alla disciplina dei contratti a termine. Sono state introdotte non "lievi modifiche" ma, per certi versi, si è proceduto ad una vera e propria riscrittura della disciplina complessiva del contratto a termine». Una «riscrittura» che «non interviene solo sulla legge del 2001 ma peggiora anche le norme del 1962».
In sostanza, spiega Confindustria, «la limitazione dei contratti a termine a 36 mesi, più una "proroga assistita", viene adesso disciplinata con un meccanismo così rigido che in settori come quello dell'industria alimentare e dell'industria del turismo, caratterizzati da un elevato numero di lavoratori stagionali, creerà situazioni di grande incertezza». Nel provvedimento inoltre «vengono poi previsti, senza che vi sia stata alcuna intesa in tal senso, nuovi limiti al ricorso ai contratti a termine stipulati per "punte di attivita", per opere o servizi straordinari o occasionali e a tutte le ipotesi di assunzione con contratto a termine di giovani dopo un periodo di stage o di lavoratori ultracinquantenni». A questo punto, concludono, «occorre riaprire la discussione nel rispetto dello spirito del Protocollo: contrastare il rischio di abusi nell'utilizzo dei contratti a termine, su cui Confindustria è pienamente d'accordo, senza irrigidire il mercato del lavoro».
L'affondo di Confindustria scatena l'immediata reazione della maggioranza. Durissimo Paolo Ferrero che si era già astenuto in Cdm ritenendo le modifiche insufficienti. «Da Confindustria inizia il fuoco di sbarramento per impedire qualsiasi miglioramento del protocollo - denuncia il ministro della Solidarietà Sociale in una nota -. Si rispetti l'impegno preso con gli elettori dell'Unione e non si ceda alle pressioni di Confindustria».
Ugualmente critico il ministro del Lavoro Cesare Damiano che spiega come i cambiamenti introdotti all'interndo del protocollo («due specificazioni») «sono il frutto di un confronto con le parti sociali, anche con Confindustria, nei giorni scorsi».
«Su questi argomenti - continua il ministro - il governo ha anche avuto oggi (ieri ndr) uno scambio di opinioni con il vertice di Confindustria. Non c'è stata alcuna riscrittura, ma una trasposizione del protocollo nella normativa di legge».
E il capogruppo dell'Udeur alla Camera Mauro Fabris avverte: «È indubbio come la posizione di Confindustria ora ponga un problema nella maggioranza, che dovrà essere chiarito prima dell'avvio dell'iter parlamentare del provvedimento».

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