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Prodi teme il flop

«Votate per le primarie»

Ed è il Pd come risposta alla crisi del sistema politico la chiave che, non senza enfasi, tutti i leader usano in giro per l'Italia, individuando nel 14 ottobre lo spartiacque tra la brutta politica che c'è e la bella politica che verrà. E ai candidati dice: «Mi sembra che la foga della competizione rischi talvolta di mettere in secondo piano, di offuscare, la grandezza di un grande progetto politico, riducendo il dibattito a piccole polemiche che credo non interessino quanti saranno chiamati al voto».
Il malessere verso i partiti, i sondaggi punitivi verso maggioranza e governo sono segnali che hanno spinto gli aspiranti leader ad attraversare il Paese, convinti che il numero dei partecipanti alle primarie sarà il primo banco di prova del successo del Pd. Altrimenti, dice Walter Veltroni in modo colorito, «saremo una compagnia un po' sfigata». E «per smentire i profeti di sventura» che sperano in un insuccesso, come dice il segretario dei Ds Piero Fassino, candidati e leader puntano a presentare le primarie come la prima risposta del Pd all'antipolitica. La seconda risposta, incalza il leader Dl Francesco Rutelli, sarà nella battaglia, a partire dalla riforma elettorale, «per liberarsi dalla camicia di forza dei partiti dello "zero virgola"», dei partiti-coriandolo composti da un senatore e mezzo. Un impegno, ribadito anche da Fassino, però finora, con il Pd in costruzione, partitini e movimenti sono 15 in più di 7 mesi fa, dei quali ben 4 in rottura con il Pd. Ma, oltre che sulle regole del gioco, il Pd si prepara a lavorare sulla qualità delle buona politica, annunciando l'apertura di una "Frattocchie del Pd".
Il traguardo, comunque, ripete anche Veltroni, è la semplificazione del sistema politico-istituzionale da realizzare con il Pd, ma soprattutto mettendo mano alle riforme. Temi da campagna elettorale che non piacciono affatto alla "pasionaria" Rosy Bindi che non dà tregua a Veltroni, convinta di aver già svolto un servizio al Pd «facendo chiarezza» sulle differenza tra candidati. «Avevo chiesto a Veltroni - incalza Bindi - di chiarire l'equivoco del suo discorso al Lingotto, un discorso da candidato a Palazzo Chigi, l'equivoco si è risolto a "Matrix", dove non è stata detta una parola sul partito ma cosa il governo dovrebbe o non dovrebbe fare». Critiche che sono «il sale della democrazia» per Bindi e i suoi supporter, allusioni velenose per il sindaco di Roma e gli altri. «Veltroni per primo e tutti noi lavoriamo perchè il governo Prodi abbia la maggiore solidità e durata possibile», è l'ennesimo attestato di fedeltà e la replica indiretta di Fassino.
E, ai vertici del Pd, ha fatto saltare i nervi anche l'«appello» di Parisi a «garantire la massima trasparenza» sul voto di domenica. Appello che, dopo le parole della Bindi, suona come un'insinuazione e quindi subito respinto al mittente. «Posso capire qualche scivolata di tono - stoppa Dario Franceschini - ma insinuare irregolarità a 5 giorni dalle primarie non è giusto».

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