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Basta chiacchiere, adesso aboliamo il Cnel

Main concreto che cosa sta veramente avvenendo? Cominciamo dalla Finanziaria 2008. Si sono proposti: l'aumento automatico degli aumenti degli stipendi parlamentari attualmente agganciati a quelli dei presidenti di Corte di Cassazione; la riduzione del 10% dei rimborsi elettorali ai partiti; l'abolizione di 105 comunità montane,su 356, con un risparmio di 67 milioni di euro; il taglio di 1260 comuni dalle comunità montane; nessun consiglio circoscrizionale per i comuni fra i 30 mila e 100 mila abitanti (il risparmio è di circa 79 milioni l'anno); i compensi dei consiglieri comunali e provinciali saranno ridotti per complessivi 205 euro l'anno. In più si aggiungano gli impegni di spesa del Quirinale (aumentati di 17 milioni di euro, rispetto al bilancio di previsione 2007 e che dovrebbero rimanere fermi a 241 milioni di euro nel 2008). Questo significa che la nostra massima istituzione repubblicana continuerà a costare due o tre volte in più delle analoghe istituzioni della Francia, della Germania e delle monarchie inglese e spagnola.
Queste proposte, comunque, vengono giudicate dai media come un primo importante segnale di risposta al diffuso malcontento dell'opinione pubblica, che il grillismo, le inchieste sui quotidiani, i libri di successo e le trasmissioni radiofoniche hanno rappresentato. Ma tutti i capitoli di risparmio, analizzati con attenzione, scoprono facilmente punti deboli, insufficienze e varchi che possono far dilatare i tempi all'infinito dei provvedimenti che dovrebbero essere approvati. E, in quanto ai risparmi veri, al di là della facciata, se saranno approvati si tradurranno in cifre molto marginali che sostanzialmente non faranno cambiare granchè, rispetto ai colossali sprechi della politica e delle istituzioni ormai sotto gli occhi di tutti. Non potendoci dilungare troppo ci limitiamo a qualche esempio.
Gli stipendi dei parlamentari, attualmente, risultano agganciati automaticamente a quelli degli alti magistrati. Parliamo di «stipendi base» e non della pletora delle indennità che fanno aumentare moltissimo il «monte retributivo» mensile. Perché allora non proporre una legge che abolisca questa indicizzazione collegata alla magistratura? In questo modo si potrebbe verificare in concreto chi è favorevole o contrario ai costi di deputati e senatori.
Poi i rimborsi per le spese elettorali. Potrebbero essere ancora consentiti, ovviamente con sensibili riduzioni, ma a una sola condizione: la registrazione dei partiti (e dei sindacati) e la pubblicizzazione dei loro bilanci, con un controllo da parte di una autorità pubblica.
Per quanto riguarda le comunità montane, tranne pochissime eccezioni, dovrebbero essere cancellate. I risparmi ventilati sono modestissimi e si tratta solo di «operazioni di cassa». Lo dice lo stesso presidente dell'Unione comunità montane, Enrico Borghi (Dl): «Non si tratta di tagli. Se vengono chiuse delle comunità montane il personale viene trasferito nelle altre amministrazioni pubbliche, cioè da una parte si toglie e dall'altra parte si aggiunge. I 66 milioni di euro sbandierati non sono risparmi effettivi, ma una semplice operazione di cassa». Credo che ogni commento sia superfluo.
Nessuno, inoltre, parla della eliminazione di un altro organo costituzionale assolutamente inutile, oltre che costosissimo: il Cnel. Un tempo veniva definito la «terza Camera», ma in realtà ogni tentativo di riformarlo è stato vano. Non si parla più della sua chiusura per interesse sia delle caste politiche che a di quelle sindacali: sono rappresentate entrambe. Ma se venisse chiuso nessuno lo rimpiangerebbe. Ci guadagnerebbero solo le finanze dello Stato.
La risposta più concreta alla forte domanda di moralizzazione della politica è venuta da una proposta trasversale,quella di Fini e Di Pietro (taglio radicale del numero di ministri e sottosegretari, riduzione del numero degli assessori comunali e provinciali,soppressione delle comunità montane e l'indicazione di altre misure per ridurre sensibilmente i costi della politica eliminando tutti gli sprechi). Non si parla di cancellazione delle Province, ma c'è una spiegazione: questo ente intermedio tra Comuni e Regioni sono previste dalla Costituzione e, per cancellarle, è necessaria una revisione della nostra Magna Carta. E fin'ora non c'è riuscito nessuno. Ci aveva provato Ugo La Malfa e, in seguito, le proposte di abolizione di questo inutile e costoso ente sono state decine. Ma le Province, sono diventate grandi centri di potere, e ogni anno il loro numero è andato via via aumentando. Con la benedizione di tutti i partiti.

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