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Con la sinistra al governo i poveri sono 7,5 milioni


Sembra una foto già vista quella presentata dall'Istat nel rapporto sulla povertà relativa nel 2006 in cui si sottolinea che da quattro anni la povertà è «sostanzialmente stabile così come sono immutate le principali caratteristiche delle famiglie in condizioni di povertà».
Il Mezzogiorno si conferma con le maggiori criticità (qui risiede il 65% delle famiglie povere) come anche le famiglie numerose, sia con minori, sia con anziani. C'è poi un rischio indigenza per un milione 900 mila famiglie non povere; ossia l' 8,1% del numero complessivo delle famiglie. E delle famiglie non povere del sud ben il 17% è a rischio di povertà. Rispetto all'Europa, il nostro paese ha alti livelli di disuguaglianza.
Il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, parla di «vera emergenza» ma ritiene che nella finanziaria «ci siano molti punti che indicano come si stia andando nella giusta direzione». La povertà relativa è quella calcolata sulla spesa familiare per consumi fissata nel 2006 a 970,34 euro mensili per una famiglia di due persone (+ 3,6% rispetto al 2005). Nel Sud, dove è povera una famiglia su 4, c'è la situazione più difficile. In queste regioni si concentra il 22,6% delle famiglie povere (era il 24% nel 2005); al Nord il 5,2% (4,5%), al centro il 6,9% (6%). Le regioni meno povere risultano Emilia Romagna (3,9%), Lombardia (4,7%), Veneto (5%).
In fondo alla classifica Sicilia (28,9%), Calabria (27,8%) e Basilicata (23%). Al sud le famiglie con tre o più figli raggiungono percentuali altissime, il 48%. Al Nord si è arrestato il miglioramento della condizione degli anziani (dal 6,3% al 7,9%; gli anziani soli dal 5,8% all'8,2%) e la povertà è in crescita anche per le famiglie con a capo una persona ritirata dal lavoro (da 5,2% a 6,9%), con basso titolo di studio (da 7,7% a 9,5%) o composte da due componenti (4,2% a 5,4%). Al centro, la povertà cresce fra le famiglie con due o più anziani (da 9,2% all'11,9%) e le famiglie in cui la persona di riferimento è ritirata dal lavoro (da 7,2% all'8,8%).

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