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Il caso

Franceschini-Parisi, lite sul numero dei votanti

Il capogruppo dell'Ulivo, in ticket con Walter Veltroni per la guida del Pd, non condivide affatto i toni usati dal ministro della Difesa anche perché potrebbero essere offensivi dei militanti che si stanno impegnando per la riuscita del voto di ottobre.
«Io non ho mai usato ? aggiunge Franceschini ? una parola contro gli altri candidati alle primarie o contro esponenti del partito che stiamo costruendo anche quando si è registrato qualche tono sopra le righe contro quello che stiamo facendo e in qualche caso anche contro di me e la scelta del ticket».
«Io continuerò cosi però mi pare francamente che si sia passato il segno», prosegue Franceschini ricordando che ben altre furono le parole usate dal ministro della Difesa in occasione delle primarie del 2005, quando disse che «un milione di votanti sarebbe stata una scommessa molto ambiziosa»: «Penso che le decine di migliaia di persone e militanti che si stanno impegnando in tutta Italia per il successo delle primarie ? spiega Franceschini ? meritino un clima e toni più costruttivi da parte di chi ha l'ambizione di guidarli».
«Chiedere a che cosa risponde il ticket» non è «né provocatorio né offensivo», ma è «un chiarimento politico indispensabile per capire quale idea di partito» abbiano in mente il ticket Veltroni-Franceschini. Così, ieri sera, Arturo Parisi, ha ribattuto a Dario Franceschini. Il ministro della Difesa ha replicato dicendo do spiegare perché «continua a presentarsi come candidato ad una carica inesistente», ovvero quella di «numero due» in ticket con Walter Veltroni.

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