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I precedenti

È già la terza volta per la sinistra


In realtà tutto iniziò lo scorso 7 dicembre, sempre a Mirafiori. Già da mesi il governo beccava fischi a destra e manca, ma quel giorno si consumò una rottura inattesa. Nello stabilimento torinese della Fiat arrivarono insieme, a 26 anni di distanza dall'ultima volta, i leader di Cgil, Cisl e Uil. Sul tavolo la Finanziaria, le pensioni e il tfr. Fischi e contestazioni accolsero Guglielmo Epifani, Luigi Angeletti e Raffaele Bonanni («flirtate con il governo, non difendete i nostri interessi»).
Imbarazzo palpabile, timori per una deriva pericolosa, tanta voglia di invertire la rotta. La caduta, però, diventa inarrestabile. Passano alcuni mesi, il governo supera, tra mille difficoltà, una crisi. Cade e si rialza. Fausto Bertinotti viene contestato da un gruppo si studenti pacifisti prima di partecipare ad un'iniziativa all'Università La Sapienza. I fischi, insomma, restano. Anche e soprattutto a Mirafiori. Stavolta a finire alla gogna, davanti ai cancelli della fabbrica torinese, sono due esponenti di spicco di Rifondazione: il segretario Franco Giordano e il ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero.
È il 14 maggio, i due si trovano a Torino assieme ad altri esponenti del Prc per un'operazione di «immagine». Vogliono recuperare consensi tra gli operai (le amministrative sono alle porte). Per questo si presentano al cambio di turno agli ingressi della fabbrica. Giordano e Ferrero sono alla porta 2 delle Carrozzerie Mirafiori. Distribuiscono un volantino che sintetizza la posizione di Rifondazione su casa, salario, pensioni e sanità. Lo slogan della campagna è: «Facciamo il vostro gioco». Ma gli operai non ci credono. Prima li snobbano, poi li contestano. «Queste sono parole - attaccano - noi vogliamo i fatti. A parlare sono tutti bravi».
Franco Giordano e Oliviero Diliberto provano a correre ai ripari. Spostano l'attenzione sui temi della pace e, il 9 giugno, con il presidente Bush a Roma in visita ufficiale, organizzano una manifestazione a piazza del Popolo. Non sono gli unici. Anche i gruppi no global organizzano un corteo anti-Bush. Il risultato? Piazza del Popolo resta mezza vuota, un flop.
Si impone una reazione che, almeno a parole, c'è. «Incalzeremo il governo con un'offensiva di carattere politico generale» promettono. Il 23 luglio l'esecutivo sigla, assieme alle parti sociali, un protocollo sul Welfare. L'ala radicale parte subito all'attacco e annuncia una manifestazione di piazza per il 20 ottobre. Prima, però, dovrà tenersi un referendum tra i lavoratori per stabilire se il protocollo deve essere modificato o no. La campagna elettorale è iniziata ieri con i sindacati fischiati a Mirafiori. Non è cambiato niente.
politico@iltempo.it

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