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Analisi molto critica dela Confcommercio

Anche i commercianti bocciano la Manovra

«Se poi guardiamo anche al problema del controllo, della riqualificazione, della spesa pubblica, vediamo che molto poco si è fatto e bisogna fare molto, ma molto di più», continua Sangalli, sottolineando l'esigenza di stimolare la domanda interna, che da sola vale oltre il 70% del Pil e che oggi «è ancora ferma e i consumi non ci sono». Il presidente della Confcommercio conclude poi, ricordando che l'associazione aveva «proposto anche una riduzione dell'aliquota Irpef per consentire alle famiglie di avere qualche cosa di più e per fare in modo che la domanda interna cominciasse a muoversi».
In una nota della Confcommercio si sottolinenao i dubbi sollevati dalla manovra per quanto riguarda «la capacità di consolidare il ciclo per puntare a una crescita elevata e sostenibile, obiettivo dichiarato nel Dpef». «Alla luce di un sensibile peggioramento delle attese di crescita per l'anno in corso e ancor più per il prossimo - prosegue il comunicato dell'organizzazione - il raggiungimento di quell'obiettivo si è fatto al contempo più urgente e difficile. L'economia italiana vede crescere la spesa pubblica, il saldo estero fornisce un contributo nullo, la crisi di liquidità potrà avere effetti nel 2008: resta centrale la questione del modesto sviluppo della produttività, che si riverbera in un'insufficiente dinamica delle retribuzioni». Le stime dell'Ufficio Studi Confcommercio indicano una crescita del Pil nel 2007 all'1,7% (peggiore del 2006), che registrerà un incremento ancora minore, 1,4%, nel 2008, confermando quindi un quadro previsionale che da molti osservatori era stato ritenuto troppo pessimistico. Non andrà meglio per i consumi sul territorio, che non supereranno l'1,4% nel 2007 e l'1,3% nel 2008.
«Le entrate fiscali - prosegue la nota di Confcommercio - continuano a migliorare, e sono forse l'unico indicatore di segno positivo nel quadro generale della nostra economia. Il gettito dell'Ire (o Irpef) in tre anni è cresciuto del 15,1 per cento e l'aliquota media è aumentata di quasi un punto. Questo punto può essere restituito ai contribuenti con un costo (7,3 miliardi di euro), compatibile con le risorse attualmente disponibili grazie all'extragettito e ai tagli di spesa. La destinazione dell'extragettito, quasi 6 miliardi, prevista dalla Finanziaria non sembra però andare in questa direzione. Sarà quindi una finanziaria di "tregua fiscale" solo nel senso che stabilizzerà la pressione fiscale sostanzialmente sui livelli di quest'anno, confermando quanto previsto dal quadro previsionale del Dpef che la vede in modestissima riduzione dall'attuale 42,8 per cento del Pil al 42,1 per cento soltanto nel 2011. Viene persa dunque un'ulteriore occasione legislativa per implementare strumenti a sostegno del reddito delle famiglie e delle imprese».
La nota di Confcommercio contiene anche un'analisi della percezione della pressione fiscale elaborata sulla base di un'indagine realizzata dalla Format: il 76,9% degli italiani considera le tasse che pagano non "eque e giuste", e il 48,8% considera il livello della tassazione molto pesante, il 43 «abbastanza pesante».
politico@iltempo.it

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