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Stop ai contributi alla rivista con le offerte di Sky

Editoria, il Prof bastona anche l'amico Murdoch

E a farne le spese sono tutti i giornali. Ma un trattamento particolare è stato riservato anche a Sky, l'emittente televisiva del magnate australiano Rupert Murdoch. Una beffa, se si pensa che il premier l'altro ieri ha scelto Sky come canale preferenziale per esternare in esclusiva il suo pensiero sulla Finanziaria (ovviamente il Professore non ha fatto riferimento alla polpetta avvelenata che si preparava a servire al tycoon). E non è certo la prima volta del connubio Prodi-Sky: come dimenticare i venticinque minuti di trasmissione senza contraddittorio nel novembre del 2006 che fecero urlare l'opposizione allo scandalo. Nessuno sconto, però, anche Murdoch dovrà partecipare al taglio dei costi e delle spese previsto dal Governo. In che modo? Il mensile che viene recapitato agli abbonati, con tutte le offerte televisive, non potrà più beneficiare delle riduzioni tariffarie sulle spedizioni postali. La rivista era stata presa di mira dalla trasmissione di Rai3 Report. Una puntata andata in onda qualche mese fa, infatti, oltre a mettere in luce l'universo dei contributi pubblici ai giornali, denunciava con molta enfasi il beneficio concesso alla pubblicazione della Tv di Murdoch. Con la Finanziaria, quindi, Prodi ci ha messo una toppa. L'articolo 10 del decreto fiscale, al comma 7, stabilisce che «le pubblicazioni dedicate prevalentemente all'illustrazione di prodotti o servizi contraddistinti da proprio marchio o altro elemento distintivo sono equiparate ai giornali di pubblicità», che - in base alla legge sulle agevolazioni postali per i prodotti editoriali - sono esclusi dalle agevolazioni. A guardarla bene, questa norma è confezionata su misura per il mensile che arriva direttamente nelle case degli abbonati alla tv satellitare. Un provvedimento che si inserisce nell'ambito dei tagli all'intero settore dell'editoria. La Finanziaria prevede una riduzione delle agevolazioni sulle tariffe postali e un taglio del 7% per i contributi diretti (2007-2008). In particolare, la sforbiciata riguarda la compensazione che lo Stato deve a Poste per l'agevolazione tariffaria. A quel punto, la società sarà tenuta ad «applicare la riduzione operando gli eventuali conguagli nei confronti delle imprese interessate». Per il 2007 è prevista, però, anche l'autorizzazione di una spesa aggiuntiva di 50 milioni per assicurare il rimborso a Poste. Il giro di vite non finisce qui ma consiste nel taglio del 7% del contributo diretto che le imprese percepiscono. Viene inoltre introdotto un termine per presentare la documentazione necessaria ad ottenere il contributo: vale a dire, la «decadenza dal diritto alla percezione dei contributi» è «al 30 settembre successivo alla scadenza di presentazione della relativa domanda». Una serie di interventi che arrivano mentre è in discussione una riforma generale del sistema. Già nei giorni scorsi gli editori avevano chiesto di eliminare dalla Finanziaria i tagli al settore e di discutere l'argomento nell'ambito della disegno di legge Levi. Soprattutto i piccoli editori vedono nel taglio dei contributi un attacco alla pluralità dell'informazione. D'altronde a beneficiare dei contributi pubblici sono oggi anche i grandi giornali, spesso quotati in Borsa e capaci di produrre utili per gli azionisti. Per le testate minori, invece, il contributo pubblico può rappresentare l'unica fonte di sopravvivenza. Un caso, questo, che non riguarda certo Sky e il suo mensile full color. g.lombardo@iltempo.it

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