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Riccardo Pacifici: «Sono fiducioso di un suo intervento e di quello della politica»

È a New York Riccardo Pacifici, ma la polemica che si è scatenata sulle pagine de Il Tempo rispetto ai commenti antisemiti e razzisti di alcuni frequentatori del sito del comico, non lo ha lasciato indifferente. Il portavoce e vicepresidente della Comunità ebraica di Roma si è voluto subito schierare dalla parte delle coraggiose denunce fatte dal quotidiano romano, esprimendo solidarietà per gli insulti ricevuti. «Quei commenti mi preoccupano. Fanno riaffiorare, anche nell'anonimato, un sentimento di odio che immaginavamo sopito dalle tante iniziative che il Paese ha portato avanti in questi anni». Pacifici, Grillo deve delle scuse a qualcuno? «Siamo certi che Grillo prenderà le distanze da quegli interventi sul suo blog, come ogni coscienza etica impone. Magari applicando dei filtri o un moderatore sui commenti ingiuriosi». In attesa di una mossa del comico, cosa farà la Comunità ebraica? «La nostra Comunità si riserverà il diritto di denunciare alla Polizia postale coloro che nell'anonimato hanno scritto tali frasi. Ma questa vicenda rende evidente un altro problema». Quale? «Nel nostro Paese c'è un vuoto giudiziario che rende impunito il reato all'istigazione all'odio razziale, come codificato dalla legge Mancino, verso coloro che ospitano tali espressioni nei blog senza prese di distanza. Per questo, la vicenda spaventosa e preoccupante del blog di Grillo, in Italia pone un problema nei confronti di tutti quei blog, e ce ne sono tanti altri (di politici e di giornalisti), che ospitano tali interventi. Che oggi sono contro gli ebrei e il diritto all'esistenza dello Stato di Israele, domani potranno riguardare ogni forma di discriminazione». Il comico alla fine si scuserà? Prenderà provvedimenti? «Io l'appello a Grillo lo faccio, e sono fiducioso di un suo intervento, ma non solo del suo». Di chi altro? «Il mio appello si estende ai partiti, alle istituzioni, alla società civile affinché intervenga stigmatizzando tali commenti». Perché? «Lì dove c'è il qualunquismo della gente e una sfiducia nei confronti delle istituzioni, il rischio storicamente provato è l'intervento di svolte autoritarie spesso xenofobe, razziste e totalitariste che priverebbero tutti i cittadini, nessuno escluso, dei diritti civili conquistati dopo la Seconda Guerra Mondiale con enorme fatica e a un prezzo molto alto. Per questo, sono convinto che non esiste colore o schieramento quando si parla dei valori della libertà e del rispetto della nostra Costituzione». In quei commenti di stampo antisemita, spesso si accusano gli ebrei per accusare Israele. «Per la società di questo mondo Israele rappresenta l'ebreo collettivo, e spesso questa società si sfoga con un sentimento di odio che conosciamo, e che l'Europa ha conosciuto. Ciò non toglie che sappiamo distinguere le critiche ai governi di quel Paese democratico. Ma queste critiche non possono essere legate al diritto all'esistenza di Israele. Del resto disse bene il nostro presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il 27 gennaio scorso alla Giornata dell Memoria: "Non si può nascondere che spesso ci sono forme di antisemitismo mascherate da antisionismo"». L'antisemitismo, in Italia, resta un fenomeno vivo? «I sentimenti di odio, che in questo caso si sono manifestati tra le pagine dei commenti nel blog di Grillo, ci devono far tenere l'attenzione alta. Le iniziative che ogni anno le Istituzioni e la Comunità ebraica portano avanti, evidenziano che ancora un pericolo esiste. C'è bisogno di uno sforzo per dare al mondo anche un altro messaggio: gli ebrei non sono solo il popolo della Shoah. Abbiamo contribuito ai valori di una società libera. Abbiamo costruito e combattuto per la nostra libertà, quella di tutti. E anche per questo, ci battiamo ogni giorno affinché il mondo ebraico sia alla pari con gli altri». f.perugia@iltempo.it

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