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Il premier alla sinistra: «L'accordo è quello firmato e non si tocca»

Cioè subito dopo il referendum che sulle riforme sociali hanno organizzato i sindacati. Ieri prima il ministro Paolo Ferrero, poi il presidente della Camera Fausto Bertinotti, hanno rilanciato la necessità di rivedere quell'accordo. Ma in serata da Romano Prodi è arrivato uno stop secco: «Quell'accordo è stato firmato dalle parti sociali e non si tocca». Parole che prefigurano un altro tira e molla nei prossimi giorni tra il premier e la sinistra. Prodi, da Bologna, ha difeso il provvedimento del governo: «Il protocollo lo esaminiamo e lo approviamo il 12. Riguardo al cambiamento è un protocollo firmato con le parti sociali e quindi rimane quello con le parti sociali. Non è che si possono cambiare in modo unilaterale i protocolli. La polemica è nata perché non abbiamo messo in calendario il provvedimento, era una riunione (quella dell'ultimo Consiglio dei ministri) pienissima. Il protocollo lo esaminiamo e lo approviamo il 12». «Poi è chiaro — ha concluso il premier — che il Parlamento ha ampia libertà d'azione». Schierati a fianco di Romano Prodi un «manipolo» di ministri, da Francesco Rutelli, al ministro del lavoro Cesare Damiano alla sua collega alle politiche comunitarie Emma Bonino. Mentre il segretario dei Ds Piero Fassino è impegnato a fare il «pompiere» dentro l'Unione. «Nella maggioranza non c'è alcuna spaccatura — ha commentato da Catania dove ha partecipato alla Festa dell'Unità — Il rinvio del varo del collegato alla Finanziaria sul welfare è stato deciso per il 12 ottobre non per un mero rinvio, ma perché dall'8 al 10 ottobre i sindacati organizzeranno il referendum per lavoratori e pensionati che dovranno così esprimersi sull'accordo». «Se il referendum approverà, come credo, l'accordo — ha concluso — il 12 il Governo varerà il collegato e quindi sarà approvato entro il 31 dicembre, nei tempi in cui sarà approvata la stessa Finanziaria. Non mi sembra quindi il caso di fare polemiche». «Per noi il protocollo sul Welfare è intoccabile - ha ribadito Francesco Rutelli — lo recepiremo anche con un provvedimento di legge. Ricordo che molte parti del protocollo sono norme già approvate in luglio e nella finanziaria. Quindi mi sembra che andiamo bene... poi si può sempre discutere in politica». Non offre spiragli alla trattativa neppure Cesare Damiano: «Il governo — ha commentato — è impegnato a tradurre il protocollo in normative di legge come previsto attraverso un collegato che mantenga l'unitarietà e l'integrità del protocollo che dovrà essere approvato senza spezzettamenti». «Come è stato più volte ripetuto anche dal Presidente del Consiglio — ha proseguito — la rotta da mantenere è quella di una applicazione che corrisponda ai contenuti che abbiamo negoziato con le parti sociali, le uniche che possono cambiare questi contenuti». «Naturalmente — ha sottolineato il ministro — il Parlamento è sovrano e potrà richiedere le sue modifiche, ma dobbiamo considerare che non sempre le cose vengono migliorate. In molti casi possono peggiorare e questo farebbe saltare l'equilibrio sociale che il protocollo ha realizzato». «Io — ha concluso Damiano — confido nel referendum indetto da Cgil, Cisl e Uil che porterà milioni di lavoratori e pensionati al voto democratico a cui tutti, mi auguro, faranno riferimento se si vuole rispettare il valore della democrazia e dell'autonomia delle parti sociali». Anche il ministro per le politiche comunitarie Emma Bonino è contraria a qualsiasi modifica del protocollo sul welfare, che deve «essere parte integrante di questa legge finanziaria e non può e non deve essere toccato». «Non vi sono margini per compensazioni politiche o correzioni, integrazioni o chiarimenti — ha proseguito — Il protocollo del welfare contiene chiare indicazioni, e costi evidenti in termini di bilancio dello Stato, che dovranno essere trasposte in altrettanto univoci testi legislativi. Pensioni e mercato del lavoro vanno insieme perché risanamento, cresc

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