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Gli indiziati

Fisichella nella Dc. In arrivo altri due senatori Pd

Lui, fondatore ed ex ideologo di Alleanza nazionale (il nome lo inventò lui), ha già detto chiaro e tondo che lascerà dal 14 ottobre il gruppo dell'Ulivo. Non vuole finire nel Partito democratico assieme agli ex comunisti. Rotondi ringranzia e ricorda: «Fisichella ha disegnato una grande dstra liberale, poi ha creduto che lo stesso potesse accadere anche a sinistra con la Margherita. Ma questa operazione è fallita. Ora è possibile lanciare un grande centro di tradizione liberale». Fisichella annuisce, non commenta. Rotondi si spinge oltre, annuncia che rinuncerà alla rincorsa allo scudocrociato come simbolo del suo partito. Poi chiama Lorenzo Cesa e i due partiti sanciscono un'intesa. La Dc di Rotondi avrà un tratto più liberale, cattolico liberale. Al partito di Casini sarà lasciato invece il target più ultrà cattolico. Alla Binetti, per capirci. Potrebbe pescare nell'area teodem, che comunque può contare oltre che alla presidente del comitato Scienza & Vita anche sull'ex leader delle Acli Luigi Bobba, in stretto contatto con savino Pezzotta. Il quale a sua volta si sta avvinando a Casini. Anche se dal partito di via Due Macelli frenano: «Non ci sono passaggi in vista. Porte aperte, sì. Ma trattative vere e proprie ancora no». Berlusconi dal canto suo lavora a trecentosessanta gradi. Si aspetta che almeno altri due senatori, oltre a Fisichella, si stanno preparando a mollare il Pd. Forse ad avvicinarsi al centrodestra. Ha avuto contatti con il fuoriuscito comunista Fernando Rossi e con il liberaldemocratico Lamberto Dini, il quale proprio oggi presenterà il simbolo del suo partito (si chiamerà proprio «I liberaldemcratici»). Il Cavaliere spera insomma che il lavoro ai fianchi della maggioranza possa portare a qualche risultato. Per esempio, Dini il 7 ottobre presenterà il suo partito con una tavola rotonda alla quale parteciperano Nicola Rossi e il direttore generale di Confindustria Maurizio Beretta. Il messaggio è chiaro, aprire le porte a tutti quelli che non vogliono lo schiacciamento a sinistra della coalizione. Per esempio Antonio Polito, anche lui senatore margherito che dopo una lunga permanenza a Londra si ente più vicino a Gordon Brown (del quale Dini è buon amico) che a Prodi. Il lavorìo di Berlusconi sta comunque portando qualche risultato. Intanto quello di spaventare le linee nemiche che Franco Monaco, un deputato più prodiano che della Margherita, averte: «È lecito attendersi da coloro il cui nome è sulla bocca dei malevoli una sdegnata smentita. Una reazione proporzionata cioè alla portata di un'insinuazione che suona come lesiva dell'onorabilità di chi ha avuto un mandato elettorale politicamente e moralmente vincolante». Ma di smentite non ne arriva alcuna. Tutti si mettono in movimento in cerca del loro spazio. È l'ora di capitalizzare. f.dellorefice@iltempo.it

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