E l'effetto-Rosy si avverte a cascata nel Pd: Enrico Letta sembra sempre più vicino alla discesa in campo e, anche per rispondere a chi lo accusa di essere il candidato degli apparati, Walter Veltroni cala un asso pesante: una lista di 160 big della società civile a sostegno della sua «Italia nuova». Si anima la corsa verso il 14 ottobre. Il ministro Parisi, dopo settimane di punzecchiature e attacchi contro il plebiscito pro-Veltroni, finalmente sembra trovare soddisfazione. «Non mi candido - annuncia di primo mattino - e sostengo Rosy Bindi, che ha alzato la mano indipendentemente dall'indicazione dei partiti, anzi contro l'indicazione dei partiti stessi». Parisi porta in dote al ministro della Famiglia non un supporto organizzativo ma la sua fetta di fedelissimi, dalla senatrice Marina Magistrelli al sottosegretario Mario Lettieri che, senza giri di parole, applaude: «Tra tanti uomini senza palle lei, una donna, ha dimostrato di averle». Certo non tutti i gli ulivisti voteranno Bindi e l'impressione del prodiano Andrea Papini, che tifa il ticket Veltroni-Fransceschini, è che ognuno voterà secondo preferenza. Ma il ministro della Difesa è già convinto di aver segnato un punto: «Sino a ieri Veltroni era troppo forte, adesso è solo forte». Il ministro popolare incassa i sostegni, ringrazia e va all'attacco, quasi a voler sottolineare il significato di rottura della sua candidatura. Torna a criticare il ticket Veltroni-Franceschini come «una vecchia formula che abbiamo superato» e auspica la libertà di voto: «Mi aspetto che si abbandonino le vecchie appartenenze e ognuno si senta libero di votare la persona che ritiene più capace di interpretare la sintesi». Critiche e allusioni che, al di là del fair play ufficiale e della stima vera per la persona, non scivolano come olio sulla pelle del tandem Veltroni-Franceschini. In particolare non va giù quell'accusa di essere frutto di una scelta di vertici di partiti. «È sbagliato, è una sciocchezza - ribatte il presidente dell'Ulivo alla Camera - dire che il ticket è una decisione di apparati. Anzi, è il contrario, nasce dalla voglia di mescolarsi». Il sindaco di Roma non replica direttamente ma oggi rende noti i primi 160 supporter al suo Manifesto con un tempismo che agli osservatori non sembra casuale. A firmare il progetto veltroniano sono calibri da 90 del mondo della cultura, dell'imprenditoria, delle professioni. Da Vittorio Foa a Gino Giugni, da Matteo Montezemolo (figlio di Luca) a Renzo Piano, da Umberto Veronesi alla ricercatrice Barbara Ensoli, fino a Rita Levi Montalcini. E ancora personaggi «simbolo» di ideali e battaglie civili: dal presidente dell'associazione partigiani Massimo Rendina ai magistrati Borrelli e D'Ambrosio, da don Luigi Ciotti a Giovanni Impastato. Molti gli amministratori locali ma anche esponenti politici. La partita è cominciata e a breve sembra quasi certo che diventerà a quattro con la candidatura di Enrico Letta, che prima di sciogliere la riserva lavora per costruire una rete di sostegno.