Sergio De Gregorio, presidente della commissione Difesa di Palazzo Madama, è uno dei senatori frontalieri. Quelli cioè che, con il proprio voto, possono decidere le sorti del governo. Stavolta niente pretattica: niente soccorso all'esecutivo. Pollice verso. «Qui delle due l'una: o Visco è la persona perbene e Speciale il menzognero o viceversa. Nel primo caso, però, ci deve spiegare il motivo per cui ha chiesto l'avvicendamento di Vincenzo Tomei, comandante dei servizi di polizia giudiziaria del nucleo di Milano, pur non avendone titolarità». Il governo ha tolto le deleghe a Visco. Perché insistere? «Perché c'è un anomalia: Visco ha voluto esautorare Speciale finendo per minare la catena investigativa milanese. Sono fatti gravi. Cose che mettono a rischio l'autonomia delle fiamme gialle». E l'autonomia della maggioranza? Pure questa è a rischio? «Certo. E la pagherà in termini di tenuta. Le parole di Bertinotti non sono causali: non c'è solo un'emergenza comportamentale, c'è un caso politico». Che doveva fare Prodi? «Far dimettere anche Visco. Invece si sta tentando di seppellire Speciale con palate di fango». Oggi la tenaglia del Senato, come finisce? «Dipende dai dissidenti. Se si fa appello al buonsenso prevedo molte sorprese. Ci sono tanti galantuomini al Senato che, su una vicenda del genere, non se la sentono di lasciar correre». E il soccorso grigio? «I senatori a vita stanno riflettendo. Quando si tratta di servitori dello Stato nessuno partecipa al balletto dell'infamia. D'altronde Speciale è stato "licenziato" senza l'onore delle armi». Significherebbe? «Che Speciale aveva chiesto di poter rimanere fino al 21 giugno, giorno in cui si celebra la festa della Guardia di Finanza. E non escludo a priori un mozione di un settore della maggioranza che gli tributi questo onore».