All'indomani del mini-vertice convocato a Bologna dal premier Romano Prodi, presenti i ministri Barbara Pollastrini e la cattolica Rosy Bindi, il segretario dell'episcopato, monsignor Giuseppe Betori si fa interprete dei timori che albergano nella Chiesa. Così mentre la maggioranza sta ancora faticosamente trovando una mediazione, arriva, come una doccia fredda, l'intervento del «delfino» del cardinale Camillo Ruini. Monsignor Betori solitamente uso a centellinare le sue uscite pubbliche, ha scelto le telecamere di «A sua immagine» — la trasmissione di Raiuno in convenzione con la Cei — per esternare tutto il suo disappunto e far presente che se si pensa «di poter mettere accanto al modello della famiglia monogamica, fatta da un uomo e una donna» altri modelli che non hanno in sè questi elementi, non si fa altro che «scardinare» i valori che la Chiesa presenta ai giovani. «Sono modelli sociali — ha detto — che entrano in concorrenza fra di loro» e, di conseguenza, diventa «estremamente difficile» accettare modelli concorrenziali alla famiglia tradizionale. Monsignor Giuseppe Betori ha poi spiegato compiutamente che la Cei piuttosto si attende dalle istituzioni aiuti concreti alle famiglie italiane. «Ci sono modi per venire incontro oggi ai loro problemi» ha affermato facendo riferimento alle difficoltà che tante giovani coppie devono affrontare per formare una famiglia, far figli, conciliare orari di lavoro, trovare alloggi. Aspetti che, a detta dell'arcivescovo, sembrano però «nettamente penalizzati». A dimostrazione delle preoccupazioni che serpeggiano per l'uscita di un testo di legge che possa aprire alle coppie gay, anche il quotidiano «Avvenire» quattro giorni fa era sceso in campo per «mettere in guardia dai tentativi in atto» di cambiare «la morfologia sociale». L'articolo ospitato all'interno del quotidiano dei vescovi portava la firma del direttore Dino Boffo. Qualora un testo del genere dovesse vedere la luce «dovrà fare i conti con una opposizione su questo certamente motivata e che al suo interno avrà che poche annunciate defaillance». E se necessario la battaglia dal Parlamento si trasferirà all'esterno: è nel resto del Paese che un testo non rispettoso della famiglia avrà «la risposta più serrata e decisiva». Boffo avvertiva, infatti, che saranno i vescovi e l'intera società civile «che si riconosce nei valori dell'umanesimo cristiano a far diga». Una sorta di chiamata alle armi alla quale fanno da sfondo i reiterati richiami del Papa in materia, ultimo dei quali avvenuto sabato mattina davanti ai giudici rotali ai quali ha ricordato che il matrimonio è solo quello tra uomo e donna basta sulla «realtà sessualmente differenziata» e con le loro «esigenze di complementarità».