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Politica

«Chi non vota Sì indegno dell'Italia»

«VI FACCIO una domandina semplice, semplice e voglio una risposta franca: volete morire comunisti?» Fini è in ritardo e Berlusconi dal palco del Palacongressi, alla manifestazione di chiusura della campagna referendaria, prende la parola mentre la gente assiepata nonostante il caldo non esita a rispondergli in coro: «No, No, No».

Il Cavaliere non ha certo bisogno dell'abbraccio della folla per dar libero sfogo a tutta la sua verve ma si capisce che quell'accoglienza calorosa gli dà una carica in più. E va all'attacco. «Non credo che un italiano, che ha la fortuna di essere nato in questo splendido Paese, si senta degno se non darà il suo Sì all'ammodernamento della Costituzione e del nostro Paese». Berlusconi ammette che gli «elettori sono stanchi» ma chiede un ultimo sforzo perchè «l'appuntamento referendario è importante perchè soltanto il governo della Cdl è stato in grado di fare le riforme. Sembra che la sinistra - dice riferendosi agli ultimi fatti di cronaca giudiziaria - si sia scatenata con vicende che occupano le prime pagine dei giornali e che distraggono gli italiani dal voto». Il Cavaliere ribadisce la disponibilità al dialogo con la maggioranza. «Dopo il Sì siamo disposti a sederci attorno a un tavolo con la sinistra per raccogliere i loro suggerimenti migliorativi perchè noi siamo persone aperte. Quando eravamo al governo, noi abbiamo offerto continuativamente alla sinistra, che era opposizione, di sedersi al tavolo con noi e di trattare sulla modifica della Costituzione. Ci hanno sempre detto di no. Nei cinque anni del nostro esecutivo non abbiamo mai avuto una proposta costruttiva e concreta da parte loro». L'ex premier ha anche parlato dei «brogli» elettorali: «Da quando loro hanno riportato con anomalie e, parliamoci chiaro con brogli vari, i 24 mila voti in più alla Camera si sono arrogati ogni potere. Prodi è un presidente debolissimo. È a palazzo Chigi da due mesi ma non è riuscito a governare, perchè si spartiscono solo il potere. Si stanno litigando la spartizione delle stanze alla presidenza del Consiglio. Non c'è nessuna possibilità di considerare regolare il voto degli italiani all'estero - ha ribadito Berlusconi -, è irregolare e si deve rifare assolutamente». Quindi ribadisce la volontà di «andare fino in fondo nella riconta dei voti popolari, fino all'ultima scheda se necessario». Alla manifestazione incalzano anche i leader di An Gianfranco Fini e dell'Udc Cesa. «Se domenica vincono i No, accadrà quello che Bertinotti ha detto da conservatore più sincero: ovvero non si farà nulla per almeno 10 o 20 anni». Fini sottolinea che la Cdl «non ha la presunzione di aver fatto la riforma migliore del mondo. Se vince il Sì si riparte con la discussione sul nostro testo, se c'è bisogno di qualche revisione». In ogni caso, secondo Fini, il Sì al referendum «è la possibilità di voltare pagine, di votare per gli interessi degli italiani». E, riferendosi al rapporto con la Lega, il leader di An sottolinea «ma che ricatto del Carroccio: chi ha a cuore il principio di unità nazionale aveva il dovere di cancellare gli errori del centrosinistra. Non accettiamo lezioni di unità nazionale - prosegue - da quella sinistra che scrisse la riforma del Titolo V continua operazione politica tipica di chi sacrifica i valori alla conseguenza. La sinistra modificò il Titolo V con l'obiettivo di far cambiare schieramento alla Lega». Cesa avverte: «Se vincerà il Nogli spazi per fare riforme verrebbero annullati e si tornerebbe alla vecchia politica». Poi all'indirizzo della sinistra dice: «Nessuno si illuda il centrodestra rimarrà unito». Tranchat l'esponente della Lega Roberto Calderoli: «Nessuno vada al mare domenica» e alla sinistra dice con una battuta: «Meglio trombarsi una valletta che una banca».









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