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Vertice di An, e ora spunta la terna In lizza per il coordinamento del partito ci sono La Russa, Nania e Landolfi

Se il vertice del partito appare unito attorno al suo leader per chiedere la verifica di governo, è ancora diviso sulle strategie da affrontare. Da quale priorità partire? È necessario chiedere il rilancio dell'azione del governo: sembrano chiedere tutti. Ma su quali punti? E come?
La lunga riflessione interna al partito cominciata martedì è proseguita anche ieri. Ma non è stata ancora individuata una soluzione oltre a quella indicata nel comunicato ufficiale diffuso a metà pomeriggio. Nella nota si ricorda che Gianfranco Fini ha convocato l'esecutivo politico di An per l'11 giugno (dopo i ballottaggi, dunque) «per discutere ed approvare i temi oggetto della verifica programmatica di governo». Nella nota si aggiunge che il leader di An «ha disposto la massima mobilitazione di tutte le strutture del partito a sostegno dei candidati impegnati nei ballottaggi e per il buon esito delle elezioni regionali in Friuli-Venezia Giulia».
E questo, oltre alla richiesta di verifica di governo, è l'altro punto sul quale il vertice di via della Scrofa appare d'accordo: sostenere fino in fondo la leghista Alessandra Guerra, candidato presidente della Cdl in Friuli-Venezia Giulia. Dove si recheranno infatti a breve lo stesso Fini, Gasparri, Urso, Matteoli, La Russa. «Perché - spiega uno dei colonnelli - se vinciamo in Friuli tutto s'aggiusta, se perdiamo sono cavoli per tutti».
Ancora non c'è un punto fermo invece sull'organizzazione interna al partito. Fini era intenzionato a scegliere un coordinatore unico del partito. E la sua prima indicazione era Altero Matteoli (leader della corrente Nuova Alleanza) ministro dell'Ambiente. Ma un altro ministro, quello delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri (alla guida di Destra Protagonista) si è candidato. A ruota è arrivato anche il titolare delle Politiche Agricole, Gianni Alemanno, che ha il timone della corrente Destra sociale. A quel punto Fini ha fatto capire che avrebbe preferito l'incompatibilità: «Chi va al partito deve lasciare il governo». E ieri esplicitamente si sono dichiarati disponibili ad abbandonare l'esecutivo sia Adolfo Urso (Nuova Alleanza) che Gasparri. E sempre ieri a via della scrofa s'è visto il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano, che però non ha partecipato al summit.
Nella situazione di stallo il capogruppo alla Camera Ignazio La Russa (Destra Protagonista) ha proposto di dare il via libera ad un coordinamento a tre invece del coordinatore unico. Una sorta di organismo «istituzionale»: i capigruppo alla Camera e al Senato (lo stesso La Russa e Domenico Nania) e il portavoce del partito, Mario Landolfi.
Fini non ha opposto resistenza ma ha fatto una sola obiezione: se si dà vita ad una struttura a tre, deve essere a tempo. E precisamente, questa è l'idea del presidente di An, meglio un comitato per le elezioni europee, che si terranno tra un anno. Alla fine, si è deciso di non decidere: Storace era già assente perché impegnato con un'altra verifica, quella regionale, Gasparri era al Meucci day. Ma qualcuno ha chiesto di riflettere ancora un po', evitare di scegliere. «Ora pensiamo al Friuli» hanno ripetuto in coro. La partita, dunque, è appena iniziata.
F. D. O.

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