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Giustizia, riparte la guerra contro il governo

Appena rieletto il presidente dell'associazione magistrati attacca Berlusconi. È subito polemica

La rielezione di un esponente di sinistra, Edmondo Bruti Liberati, al vertice dell'Associazione Nazionale Magistrati, offre una nuova occasione di conflitto tra toghe e politici. Con il centrosinistra, pm e giudici uniti in un fronte unico contro governo e Casa delle Libertà.
Insomma, ci risiamo. O forse non ne siamo mai usciti. Anche se la giornata resa calda dal clima estivo e dal clima elettorale, aveva offerto qualche spunto per riaprire il dialogo. Spunti che sono stati seppelliti nel discorso di insediamento del rieletto presidente dell'Anm, il quale ha risposto apertamente al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi: «Non c'è alcun cancro da estirpare», ha detto Brutti Liberati riferendosi all'espressione usata dal premier a proposito della magistratura politicizzata.
Ma ci sono anche altri due passaggi del leader dell'Anm che hanno fatto infuriare la Cdl. Il primo quando ha detto: «Abbiamo l'obbligo di dare voce ai colleghi che non possono e non vogliono replicare. Ed è per questo che esprimiamo la solidarietà più forte a quei magistrati che sono stati e sono oggetto di attacchi per il solo fatto di rendere giustizia e di applicare la legge. Sappiano, questi magistrati, che la magistratura italiana è al loro fianco». Il secondo quando ha «avvertito» il ministro della Giustizia Castelli: «Noi non consentiremo che iniziative di inchiesta e di indagine interferiscano con l'indipendenza della giurisdizione». Ma ha aggiunto: «Continueremo nella linea di proposta e di confronto. Siamo qui per lavorare insieme per un migliore servizio alla giustizia».
Passano pochi minuti ed arrivata subito la risposta da Forza Italia, il partito forse più sensibile su questi temi. «Anche oggi - ha dichiarato il portavoce di Fi, Sandro Bondi - giorno in cui si recano alle urne milioni di cittadini, Bruti Liberati ha sentito il dovere di parlare come se fosse il segretario di un partito politico». «In un qualsiasi altro Paese civile - ha aggiunto Bondi - non sarebbe consentito ad un magistrato come lui di dire le cose che ha detto oggi. Questo vero e proprio cancro della democrazia noi lo estirperemo a favore di quella maggioranza dei magistrati italiani che non si sente rappresentata da Bruti Liberati».
Poco dopo ha rincarato la dose un altro esponente del partito del premier, Carlo Taormina: «La Cdl deve rispondere facendo subito le riforme sulla giustizia. Se il 14 maggio 2001 avessimo puntato tutto su immunità parlamentare e separazione delle carriere, non sarebbe accaduto quello che è accaduto e gran parte dei magistrati sarebbe stata con noi».
E ancora più duro è stato invece Francesco Nitto Palma (anche lui di Fi): «Bruti Liberati continua ad affermare di non vedere quello che è sotto gli occhi di tutti i cittadini. Forse anche perché alla politicizzazione di una parte della magistratura ha pesantemente contribuito in termini sintonici con la politica di sinistra, proprio quella corrente di Md dalla quale lui proviene. Per il resto il senso del suo intervento è una chiamata alle armi».
All'escalation ha contribuito poco dopo anche Roberto Calderoli (Lega): «Le dichiarazioni unilaterali di oggi dimostrano la presenza di interferenze politiche che qualcuno ha definito cancro, ma il tumore difficilmente ammette di dare metastasi». E ha «suggerito» ai magistrati: «Lavorare, lavorare e lavorare».
Ha cercato di placare gli animi Ignazio La Russa (An) che ha preferito non rispondere alla «polemica scatenata da Bruti Liberati» che è sceso «in campo pesantemente proprio il giorno delle elezioni».
Anche questa volta, come spesso su questo terreno, l'Udc ha scelto la «linea della distinzione». Luca Volontè ha augurato a Bruti Liberati e a tutti i componenti della nuova giunta di confrontarsi con «le riforme del governo e con i provvedimenti che sono nelle aule parlamentari nel modo più trasparente e rispettoso possibile». «Non c'è dubbio - ha sottolineato il capogruppo alla Camera dei centristi - che nessuno in Italia, a cominciar

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