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«Destra e governo di destra»

La Destra, una visione del mondo non un partito politico. Questo il pensiero racchiuso nelle pagine del trimestrale che è stato presentato ieri a Roma nelle sale di Palazzo Ferraioli. Una rivista "coraggiosa" che ha un nome deciso «La Destra», appunto, diretta da Fabio Torriero.
Siamo abituati da anni ad ascoltare sempre la stessa cantilena. Non sono proprio di destra e nemmeno di sinistra. Sono li, al centro, dove tutto è lecito.Questo lo schiaffo che a colpi di pagine arriva sfogliando la rivista. Un progetto editoriale che già nel titolo del suo primo numero pone delle domande: «Quanta destra c'è nel governo di destra?».
Il giornalista Gennaro Sangiuliano pone l'accento su una destra che è al potere, ma non è permeata all'interno dello strato sociale del nostro paese. In sostanza Sangiuliano, osserva che in due anni di governo la destra ancora non è entrata in quei meccanismi propri che creano e decidono il consenso popolare. Infatti, secondo Sangiuliano, al Governo della società c'è una idea di sinistra che è ancora stabilmente insediata.
Secondo il professor Roberto de Mattei, consulente diplomatico del vice premier Fini, "La Destra" (definita da Moffa "un atto di coraggio") è un nome ambizioso, che esprime la visione di una società in cui le ideologie ancora non sono morte. Che esiste ancora una destra e una sinistra attori, ancora oggi, di un dibattito politico-culturale e concorda ampiamente con la scelta del nome della rivista. «Comunque ci vuole coraggio - dice de Mattei - perché quanto più si occupano le cariche governative, tanto più le idee tendono a spegnersi». Infatti, riprendendo l'analisi del sottosegretario alla Funzione Pubblica Learco Saporito, de Mattei sostiene che le battaglie culturali e politiche non coincidono, anche se devono essere collegate, perché l'uomo di cultura, intellettuale ha il dovere dell'intransigenza, mentre l'uomo di governo è costretto al realismo e alla mediazione. «Resta fermo il concetto che quando parliamo di destra ci riferiamo ad una dimensione culturale e non ad una partitica».
Di riflessione e di attenzione parla il vice direttore de "Il Tempo" Giuseppe Sanzotta. Ricordando la paura di un'Italia che usciva dalla guerra, «molti evitavano di sentirsi di destra», dice. A tanti anni di distanza la politica italiana ha avuto un'impennata verso il basso. Infatti, «molto spesso i termini del confronto politico oggi, tra destra e sinistra sono essenzialmente transitori. C'è bisogno di portare il dibattito nei binari della discussione e del confronto». E ricordando anche la forza delle idee prima della caduta dei regimi totalitari, Sanzotta osserva come positivo e creativo era il dibattito che animava i giovani di allora che, tra i tanti limiti, credevano a degli ideali, mentre «oggi non c'è lo scontro degli ideali, tra le tante polemiche che dividono i due schieramenti, noto un' assenza di confronto di idee e di progetti».

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