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Altri cinque giorni di blocco udienze

«Finché non vi saranno iniziative concrete - si legge in una nota dell'Unione delle Camere penali - l'Avvocatura penale continuerà la sua protesta». I motivi della agitazione «non sono venuti meno a seguito della effettuazione dei primi tre giorni di astensione», pur essendo emersi «alcuni significativi segnali di apertura alle istanze dei penalisti».
In particolare, nel corso dell'incontro avuto il 21 maggio con i rappresentanti dell'Unione delle Camere Penali, il Presidente del Consiglio dei Ministri «ha dichiarato - è scritto nella nota - che la maggioranza di Governo si è oramai orientata a scegliere la separazione delle carriere ed ha convenuto sulla necessità di coinvolgere l'avvocatura nel processo di revisione del codice di procedura penale. Queste importanti affermazioni, pubblicamente ripetute dal capo del Governo anche in sedi diverse - prosegue l'organismo dei penalisti - dovranno essere seguite da specifiche iniziative attraverso le quali sarà possibile valutare concretamente il mutamento di indirizzo nell' azione governativa».
«Poiché l'esperienza fino ad oggi maturata - prosegue l'Unione delle Camere Penali - dimostra che, sul terreno della giustizia, l'azione delle forze politiche può essere misurata non in base alle intenzioni, pur autorevolmente espresse, bensì sulla scorta dei fatti, e considerato che i motivi della protesta dei penalisti investono oltre che la mancata attuazione dei principi del giusto processo anche la situazione la scarsità di risorse e la disorganizzazione degli uffici giudiziari, l'astensione già preannunciata non può che essere mantenuta».
«Il Governo guarda con grande attenzione all' introduzione di un regime sanzionatorio alternativo a quello del carcere, come l' affidamento ai servizi sociali per chi ha subito una sanzione inferiore ai tre anni o la detenzione domiciliare», ha commentato il sottosegretario alla Giustizia, Giuseppe Valentino.

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