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«L'indagine non ora Parliamo di opere»


Be', a sentire Giovanardi e Follini pare di capire che non siete molto d'accordo...
«Non è vero. Pensiamo che si debba partire anzitutto dalle opere pubbliche. Bisogna realizzare quelle. Le grandi opere sono la cosa più importante per noi».
Rocco Buttiglione, ministro per le Politiche Comunitarie, glissa sulle polemiche. Nega che ci siano divisioni nel governo e nella maggioranza, ma, lui leader dell'Udc, preferisce riscrivere l'agenda dell'esecutivo.
Allora, ministro, è una questione di priorità? Voi ne avete alcune, Berlusconi altre?
«No, non credo neppure questo. Penso che tutti noi abbiamo a cuore la realizzazione delle grandi opere che il Paese ha a cuore. Ecco, vorremmo che si parlasse di queste, che il dibattito sia sui contenuti, sui temi reali. Non credo che parlare di una questione che risale a quindici anni o di una vicenda accaduta diciotto anni fa sia fondamentale. Non credo che tutti stiano lì ad aspettare».
Ma è stato il presidente del Consiglio a proporre la commissione d'inchiesta...
«Sì, ma Berlusconi parla di giustizia perché costretto».
Da chi?
«Sono gli altri che lo costringono a parlare solo di giustizia. Lui si difende. Anzi, ha tutto il diritto e tutto il dovere di difendersi da un'aggressione. Siamo con lui, non c'è dubbio».
Secondo lei, sul clima di questi giorni incide la polemica dovuta alle elezioni amministrative?
«Incide anche quello. Dalla settimana prossima forse sarà possibile ricominciare a parlare di politica, quella vera».
Che cosa si aspetta da queste elezioni amministrative? Sarete il primo partito in Sicilia?
«Il nostro obiettivo è superare il 20%. Se qualche partito va oltre, complimenti! Speriamo solo che sia della nostra coalizione».
Ma questa tornata sarà un test per il governo, per la Cdl o per l'opposizione?
«Credo che quando vanno alle urne dodici milioni di elettori certamente si tratta di un'elezione che ha un valore politico. Negare questo dato credo che sia inutile».
E dopo? Dopo le elezioni?
«Come ho detto, spero si torni a parlare di politica. A cominciare, e lo ripeto, dalle grandi opere. Ma in generale tutti i temi maggiormente importanti e sui quali bisogna confrontarsi serratamente. Mi riferisco al semestre di presidenza italiana dell'Unione. È un tema importantissimo, fondamentale per noi e per tutto il Paese».
Che semestre si attende il ministro per le Politiche Comunitarie?
«Sarà il semestre della Convenzione europea. Contiamo che venga firmato qui il trattato finale. C'è dunque da disegnare la nuova Europa che non è un continente così debole come è stato descritto in queste settimane, in questi mesi. Lo dimostra l'euro così forte».
Euro forte o dollaro debole?
«Sono due facce della stessa medaglia. Diciamo, della stessa moneta».

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