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L'Ulivo critico: è tema che deve risolvere il Parlamento


Un intervento inconsueto che non dispiace affatto ai politici della maggioranza e che mette, per un attimo, in secondo piano l'analisi sulla situazione economica e sullo stato delle riforme. Anche su questo versante, del resto, la relazione di D'Amato incontra il gradimento della Cdl e del Governo. «Non mi pare ci sia nessuna critica al governo, anzi» è il primo commento, a caldo, del premier Silvio Berlusconi. Che aggiunge, confermando un feeling apparso negli ultimi tempi un pò appannato, «la relazione di D'Amato ha offerto una visione italiana ed internazionale della situazione che non si può che condividere: ha fatto un intervento lucido e realistico».
Sul tema della giustizia, quali che fossero le intenzioni di D'Amato, la chiave di lettura prevalsa a destra come a sinistra, attribuisce alla relazione l'intento di far pesare sulla magistratura, piuttosto che sul mondo politico, le maggiori responsabilità della situazione. D'Amato chiede ai politici la «pacificazione nazionale» ma il no «all'uso politico della giustizia» esprime, anche nei termini scelti, un punto di vista preciso, da tempo sostenuto nel centro destra. Le reazioni non si fanno attendere. Il vicepremier Fini definisce «coraggioso ma anche equilibrato» il passaggio sulla giustizia del presidente degli imprenditori e aggiunge: «D'Amato ha detto cose che credo pensino in tanti, a mia memoria è la prima volta che vengono dai vertici di Confindustria».
Totale il gradimento del presidente del Senato Marcello Pera: «condivido pienamente quello che Amato ha detto sul rapporto fra politica e magistratura. Credo che la giustizia non possa essere usata come arma politica». Sulla stessa linea il ministro per le Attività produttive Antonio Marzano. «Dalla relazione di D'Amato arriva l'invito a non criminalizzare la classe politica e quindi a non intervenire in modo improprio». E per Bruno Tabacci (Udc), la relazione di D'Amato è stata «pregevole» per tutti gli aspetti.
Di tutt'altro tenore i commenti dei politici dell'opposizione. Per Pierluigi Bersani (Ds) , quelli di D'Amato sono stati «accenni indistinti e generici» e comunque la giustizia «è materia di cui deve occuparsi il dibattito politico. Non si può caricare la Confindustria di questo dibattito». Alfiero Grandi, sinistra Ds, dice che «Confindustria meriterebbe un presidente meno filo-governativo e meno settario nelle relazioni sociali»; sulla giustizia, poi, D'Amato «si colloca nella posizione di Ponzio Pilato, fingendo di non vedere che è la magistratura ad essere attaccata da parte di chi vuole evitare ad ogni costo di fare i conti con la giustizia». Per Pietro Folena il presidente di Confindustria «invoca in pratica la fine delle inchieste».
Un pò più controverse le interpretazioni sulle parole di D'Amato riferite alla situazione economica. Per Piero Fassino, segretario dei Ds è « una relazione molto preoccupata che conferma come l'economia italiana non cresce e conferma la necessità di una seria e radicale correzione di politica economica fin qui praticata dal Governo». Ma Pierluigi Bersani rileva che «il paese ha sbagliato tutte le prospettive negli ultimi due anni e Confindustria ne ha qualche responsabilità».

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