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di DINO TIERI VA avanti il programma governativo di definizione dei contratti del pubblico impiego.

Il senatore Learco Saporito (An), sottosegretario alla Funzione pubblica, che è stato impegnato in prima persona nei rinnovi degli Statali e della Scuola, definiti di slancio, appena superati i problemi economici, nei giorni scorsi d'intesa col ministro Mazzella, dichiara la volontà del governo di chiudere entro poche settimane l'accordo per il nuovo trattamento degli oltre 60mila lavoratori del Parastato (gli enti pubblici non economici: in particolare Inps, Inpdap, Inail, Ipost, oltre ai Consigli e Ordini professionali, Enti parco, Aci).
Senatore Saporito, dopo Stato e Scuola, affrontate il contratto del Parastato. Quali sono le intenzioni del governo?
«Realizzare senza sprecare tempo, e quindi entro poche settimane, possibilmente entro la prima decade di giugno, un accordo in linea con quelli appena conclusi per gli statali e per la scuola. Il consiglio dei ministri ha dato all'Aran direttive precise per la trattativa. Chiaramente l'articolazione delle figure professionali non sempre coincide nei vari settori, ma i principi devono essere gli stessi: aumenti a regime adeguati, un recupero degli arretrati rispetto alla vigenza contrattuale, introduzione di criteri di valorizzazione delle professionalità».
Oltre al Parastato, anche Enti Locali, Sanità, Agenzie fiscali e Presidenza del consiglio sono in attesa. I sindacati hanno proclamato sciopero il 27 giugno in questi ultimi settori.
«Vedremo di disinnescare la protesta nel modo migliore, cioè concludendo o comunque avviando in maniera efficace e soddisfacente per tutti la contrattazione. Il governo ha intenzioni chiare in merito, il ministri Mazzella è convintamente sulla linea della soluzione delle vertenze. Certo, vano affrontati ogni volta problemi molto diversi. Per esempio per gli Enti locali dobbiamo costruire un accordo che limiti al massimo le disparità di trattamento che si possono verificare, dato che esistono Enti ricchi e meno ricchi, tenendo conto della difficile situazione economica generale. Quanto alla Sanità, il contratto, che per qualità e per dimensioni è non meno importante di quello della scuola, si presenta in modo particolarmente complicato perché con le riforme federaliste c'è un intreccio con le Regioni sulle competenze di spesa che va governato in modo da evitare, anche qui, squilibri e diseguaglianze. La finalizzazione deve essere, comunque, quella della massima efficienza su tutto il territorio nazionale».
Per gli statali più 106 euro in media al mese, per la scuola più 147. Non si stanno impegnando troppe risorse per settori che non sempre sono veramente «in tiro» per lo sviluppo?
«Prima di tutto, non è vero che il pubblico impiego non "tira" per lo sviluppo. Abbiamo messo in moto autentiche rivoluzioni, e l'idea dello stereotipo del dipendente pubblico "stanco", ammesso che sia mai stata realistica, non ha più, onestamente, giustificazione. Quanto al fatto che si stia spendendo troppo, nego. Gli accordi che abbiamo fatto e che faremo sono nei patti, sia per le misure, sia per la qualità. Nei contratti ci sono parti importanti legate alla produttività. La pubblica amministrazione, cosa che pochi sanno o ricordano, ha ridotto le sue spese del 10 per cento. Il nostro modello amministrativo pubblico è considerato esemplare per i Paesi che hanno necessità di sviluppo. Le assunzioni sono bloccate. In tutti i settori si punta sulla produttività. Anche la mobilità verticale è legata a criteri di qualità. Abbiamo in corso attività di ricerca per identificare e eliminare gli elementi negativi per la produttività. Certe critiche sono ormai in sostanza solo luoghi comuni».

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