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di FOSCA BINCHER QUASI 20 milioni di euro per le inchieste che hanno riguardato il gruppo ...

Quasi il doppio delle risorse puntate a suo tempo per controllare i bilanci della Fiat. E poi ancora, milioni di euro utilizzati per intercettazioni telefoniche e ambientali. Cifre tutte che hanno fatto drizzare le antenne gli ispettori della Ragioneria generale dello Stato che stanno dando una controllata ai rendiconti di 31 uffici giudiziari in giro per l'Italia. Solo nel 2002 si sono spesi circa 60 milioni di euro per intercettazioni telefoniche. Si tratta della sola somma introitata per i servizi prestati dai principali gestori telefonici, Tim, Vodaphone e Wind.

Circa il 30 per cento, è stata spesa dagli uffici giudiziari delle zone più a rischio per la criminalità organizzata, ma anche Milano si è data da fare, e in bilancio sotto questa voce dovrebbero figurare secondo le stime della Ragioneria fra 4 e 5 milioni di euro. Ieri il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha voluto prendere ancora le distanze dall'ispezione in corso, sostenendo di non averla ordinata e che si tratta di una semplice operazione di routine. L'Associazione dei magistrati ne ha contestato invece non la legittimità, ma l'opportunità politica. Ma gli ispettori sono al lavoro. E non solo a Milano.

I trasferimenti complessivi agli uffici giudiziari italiani (tribunali e procure) ammontano a 3,5 miliardi di euro all'anno, e a dire il vero lo Stato non può contare su grandi ritorni di cassa. Molte sentenze infatti stabiliscono risarcimenti civili e pene pecuniarie, che però difficilmente vengono riscosse dagli uffici giudiziari. Proprio Milano non è fra i campioni, e risulta all'11° posto fra le procure italiane avendo incassato appena il 3,7% delle pene pecuniarie effettivamente comminate. Non un gran risultato. Ed è naturale anche per questo spulciare il conto economico degli uffici.
Potrà suscitare qualche polemica, ma non c'è dubbio che gli ispettori pensino di dare una occhiata anche al bilancio delle grandi inchieste. Fra spese di cancelleria, consulenze fiscali, rogatorie e spese ordinarie, ad esempio, l'inchiesta sul falso in bilancio della Fiat fatta dalla procura di Torino è venuta a costare circa 6 milioni di euro. Quella sul falso in bilancio del gruppo Fininvest, quasi interamente svolta dalla procura di Milano (e in parte in questo caso anche da quella di Torino) circa 8 milioni di euro. Solo la procura di Milano ha utilizzato consulenze fiscali per oltre 500 milioni di euro.
Non c'è ancora un bilancio definitivo del costo dei filoni Imi-Sir, Sme e Mondadori, ma le spese complessive per rogatorie e sequestri di materiale sono, secondo le prime stime, circa 2,5 milioni di euro. Così il complesso delle «inchieste Berlusconi» ha comportato costi superiori ai 20 milioni di euro, record assoluto della giustizia italiana. E con i trasferimenti ordinari e le risorse a disposizione, avere puntato gran parte delle forze su un obiettivo solo ha tolto mezzi e strumenti operativi ad altri obiettivi. Un fatto su cui certamente la Ragioneria generale dello Stato non poteva assistere passivamente.

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