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«Per il Cavaliere il muro di Berlino non è caduto»

Secondo il leader dei Ds, Fassino, «soltanto Berlusconi crede ancora che esiste il muro di Berlino», e «non si è reso conto che l'Unione sovietica non esiste più e che Vladimir Putin, le cui figlie invita a casa sua, era il capo del Kgb, i servizi segreti dell'ex Urss».
Analogo il commento del segretario dell'Udeur, Mastella: «La storia - dice - è andata avanti, e c'è stato chi si è alleato con gli ex fascisti e chi con gli ex comunisti». «La verità - aggiunge - è che in Italia politicamente siamo tutti un popolo di ex».
Ovvia la critica di Rizzo (Pdci) che recentemente si è distaccato dalle molte critiche al regime castrista: «Il presidente del Consiglio sta mettendo in campo il suo vecchio e monotono armamentario di propaganda». «Le uniche parole che Berlusconi riesce a dire - sostiene - riguardano un anticomunismo da guerra fredda e il solito attacco alla magistratura per i suoi guai giudiziari. Eppure, molti dirigenti forzisti di primo piano sono tutti ex Pci».
Quanto al leader della Margherita Rutelli, ha sostenuto che dopo la posa della prima pietra per il sistema «mose» a Venezia il premier e il governo si volatilizzeranno. «Finita quella cerimonia - dice Rutelli - si è smontato il palco, tolta la bandiera, è partita la banda, sono partiti il vescovo, i ministri e le autorità e chi s'è visto s'è visto».
L'ex sindaco di Roma tuttavia ha risposto anche ad An, dopo le dichiarazioni di Fini contro la giustizia parziale e politicizzata e ha ricordato che quando ci fu il ciclone di «mani pulite» i deputati di Alleanza nazionale «difendevano i processi contro i politici» e «si battevano contro l'immunità parlamentare». Più in generale, Rutelli ha invitato però ad abbassare i toni sulla polemica con i magistrati. «Penso che sarebbe davvero una soddisfazione di tutti gli italiani - ha osservato - se la si piantasse di fare polemiche sulla giustizia e si lavorasse».
Ancora contro An il deputato Verde Paolo Cento, vicepresidente della Commissione giustizia alla Camera, che respinge l'intenzione espressa da Fini «di insistere per modificare la legislazione sulla droga in termini repressivi e punitivi contro i tossicodipendenti. Per Cento «la destra forcaiola, quella stessa che vuole l'impunità per i potenti, ha deciso di giocare in questa campagna elettorale la carta dell'inasprimento delle sanzioni penali per i tossicodipendenti arrivando addirittura ad ipotizzare la soppressione del Sert e la cura attraverso il metadone».

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