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«Non è possibile che in ogni occasione ci siano manifestazioni organizzate, è una profonda illiberalità»

Lo dice a Bari Berlusconi ieri, dopo aver preso parte alla «Iniziativa balcano-jonica», e dove una quindicina di disobbedienti lo hanno accolto davanti al teatro Petruzzelli (dove si avviavano i lavori di ristrutturazione) al grido di «Buffone, buffone».
«Non è possibile che in ogni occasione ci siano manifestazioni organizzate, ciò dimostra una profonda illiberalità», e ricorda che quando lui era il capo dell'opposizione «non ci fu un solo attacco» a chi governava a quei tempi. «Ho visto - dice il premier - che si continua nella campagna di insulti e di offese nei confronti del presidente del consiglio. Le offese sono forti e assolutamente non motivate». «Chiederò - prosegue - che siano perseguiti gli autori delle offese e non tanto per tutelare Silvio Berlusconi, ma la carica e l'istituzione che rappresenta». E dichiara di aver già dato incarico alla Presidenza del consiglio e all'Avvocatura dello stato di perseguire coloro che offendessero l'istituzione. «Nessuno si aspetti che rinunci alla querela penale, il mio non è un gesto illiberale».
Durante tutta la giornata barese Berlusconi è particolarmente duro contro l'opposizione. Prende spunto anche dalla musica, e scherzando, lancia strali contro comunisti e magistrati. Al ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani che cita Dante Alighieri («dove c'è musica, non c'è cattiveria»), ribatte che «padre Dante non sapeva che poi ci sarebbero state canzoni come avanti popolo! Anche nella musica c'è posto per la cattiveria». Insomma, rileva, si tratta di «musica cattiva: l'inno di chi voleva portare nel nostro paese il comunismo».
Quanto ai temi della giustizia e dell'informazione televisiva, il premier sottolinea che «la vera indecenza non è l'uso della tv, ma che mi si accusi di cose inesistenti, attaccandomi su fatti di diciotto anni fa. «Se non mi attaccassero - aggiunge - non ci sarebbe nessuna risposta». Sulla vicenda Sme rivendica quindi il diritto di difendersi, «con nomi, fatti, cifre incontrovertibili, dalle accuse che si basano su dei teoremi, senza un indizio, senza nessuna prova». Sulla «persecuzione giudiziaria» ribadisce: «Nessuno mi venga a dire che è una cosa normale: ho avuto 1500 udienze e centinaia di provvedimenti ed nonostante questo mantengo una serenità assoluta». E osserva che «ovviamente non posso parlare di fatti senza che dai fatti venga fuori anche chi erano gli attori».
La stoccata contro l'inno dei comunisti «bandiera rossa» dà subito fastidio a parecchi e suscita reazioni, anche se Berlusconi più tardi preciserà di aver detto quella frase perché «stava solo scherzando, per essere in letizia». Cerca di ironizzare Gloria Buffo dei Ds: «Ora tutto lascia presagire un attacco di Berlusconi alla favola Cappuccetto rosso», ma a denti stretti aggiunge che «quella di Berlusconi non è pazzia, ma è una strategia, ed è contro la democrazia». Marco Rizzo, capogruppo del Pdci alla Camera, osserva che «Berlusconi musicologo mette alla berlina un canto che può piacere o meno, ma ha rappresentato e rappresenta ancora oggi decenni di lotte per la libertà e la democrazia».

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