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Articolo 18, ora la sinistra si sente sola Lo slogan di Pezzotta: «Fallisca il referendum». Epifani non cambia idea e andrà a votare

L'annuncio del «Cinese» che non andrà a votare prende in contropiede quella grossa fetta di opposizione che vede nell'ex leader della Cgil un punto di riferimento. Non sarà vissuta come un abbandono, ma la posizione di Cofferati resta indigesta per il Correntone, la minoranza Ds. «È una posizione sbagliata, c'è il rischio che milioni di persone si sentano tradite», avverte Cesare Salvi, uno dei leader dell'ala sinistra della Quercia.
L'ex ministro del Lavoro è sorpreso della scelta di Cofferati che lo accomuna, sul terreno del quesito referendario, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e al leader degli industriali, Antonio D'Amato. «Non è certo un bella compagnia» sottolinea Salvi.
Per il segretario di Rifondazione comunista, Fausto Bertinotti, sul referendum Cofferati «è prigioniero di una logica neoliberista: pensa di poterla adattare». Dopo essere uscito dagli schemi del centrosinistra sul terreno della pace, ricorda il leader di Prc, il «Cinese» sul voto sull'articolo 18 «non ha scelto l'alternativa».
Fa buon viso a cattivo gioco, invece, il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, che ha schierato la macchina sindacale a favore del sì. Il numero uno di Corso d'Italia non commenta «per rispetto» la posizione assunta dal suo predecessore, ma insiste sulla necessità di andare alle urne. «La scelta convinta della Cgil - assicura - è quella di partecipare al referendum».
La sortita di Cofferati trova concordi le altre organizzazioni sindacali. «Il nostro slogan è far fallire il referendum» ricorda il segretario della Cisl, Savino Pezzotta. «Lo faremo fallire - assicura - con una astensione attiva, militante e decisa. Noi non andremo al mare, ci batteremo nelle fabbriche per dire che questo referendum non porta nessun beneficio».
Sceglie la strada dell'astensione anche la Uil. Il direttivo della federazione sindacale di ispirazione socialista ha sciolto la riserva, accogliendo la proposta del segretario generale, Luigi Angeletti. Un «non voto» che, secondo la Uil, deve trasformarsi subito in una «proposta di intervento, primo tra tutti quello legislativo, allo scopo di migliorare e allargare - si legge in una nota del direttivo - le forme di tutela per tutti quei lavoratori che ne sono privi».
Si pronuncia invece a favore del no al referendum l'Udeur di Clemente Mastella. Per il Campanile è «improprio» il ricorso al voto popolare «da parte di quegli stessi soggetti che stanno in Parlamento e che sono quindi in condizione di fare e disfare le leggi come meglio credono. Il referendum - spiega l'Udeur - è quindi una spinta del cittadino a chi sta nel Palazzo, non una pressione dei parlamentari sui cittadini».
Intanto, il leader della Cisl, Savino Pezzotta, ha denunciato che la dura contestazione e le gravi frasi contro di lui nel corso dell'inaugurazione della nuova sede a Lucca «non erano spontanee». In una breve conferenza stampa al termine dell'esecutivo che ha dato il via libera all'astensione sul referendum per l'articolo 18, Pezzotta ha anche esibito le «prove»: un un volantino della Fiom dell'azienda in cui Fabio Perini di Lucca.

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